Ascoltando le notizie questa mattina, mi sono accorto che nei vari commenti al decreto varato ieri dal governo, relativo alle misure economiche da adottare per fronteggiare la crisi che stiamo vivendo, c’era una frase che si ripeteva: “manovra in deficit”. Che cosa significa? Detto nella maniera più semplice possibile, significa che lo Stato si impegna a spendere per attività e servizi da lui erogati più di quanto prevede di raccogliere con le tasse.

Che cosa c’entra questa cosa con il vangelo di oggi?

Si mettano il cuore in pace i nostri politici: non li sto paragonando al Figlio di Dio, né tantomeno al Padreterno.

Il paragone, se regge, riguarda piuttosto le conseguenze che dovrebbero derivare dal nostro essere discepoli di Gesù. Se siamo veri discepoli, o se vogliamo diventarlo, la nostra vita deve essere “in deficit”: dobbiamo essere pronti a spendere, a investire, a “buttare dentro” nelle cose che facciamo molto più di quello che pensiamo o prevediamo di guadagnare.

Ad essere sinceri, non dovremmo neppure preoccuparci di “che cosa ne avremo” in cambio. Ma non possiamo farci nulla, perché è nella nostra natura questo modo di porsi davanti alle cose, davanti alla vita.
E infatti Gesù non si scompone, non riprende Pietro, come è accaduto per esempio a Cesarea di Filippo, quando Pietro pretendeva di sostituirsi a Dio e di insegnare a Gesù cosa era meglio fare.

No, Gesù accoglie la domanda di Pietro, solo che le dona un orizzonte temporale nuovo: quello dell’eternità.

Come a dire: i conti li potrai fare solo alla fine della vita e i frutti li godrai pienamente solo nella vita eterna. Per ora ti chiedo di fidarti e di giocarti tutto. Quella che ora reputi una perdita (il deficit di bilancio) è in realtà l’inizio di una vita nuova... e molto redditizia.

Quanto hai gradito questo contenuto?
78 Visualizzazioni