LA COMUNITÀ ALLO SPECCHIO

Il tema delle tre letture della quinta domenica di Pasqua è il precetto dell’amore: l’amore al centro della morale cristiana. A imitazione di Gesù. Riferimento questo che libera dalla visione romantica che la parola “amore” a volte suscita: Gesù, infatti, ci chiede il coraggio di fare della vita un dono e un servizio. Così un vero cristiano ama.

C’entra o no il messaggio delle tre letture di oggi con la Pasqua? Sì, perché la Pasqua è l’epifania dell’Amore come sopra precisato. Gesù risorto invia i suoi a continuare la sua missione, quella appunto di rivelare tale amore di Dio per ognuno. La maniera più efficace, la via più diretta per parlare di Dio è vivere l’amore nella concretezza della storia.

Le letture di oggi sono, sia per ciascuno singolarmente, sia per la comunità, un ottimo stimolo e uno specchio nel quale guardarsi. Con l’eventualità di qualche sorpresa. Quella di scoprire, per esempio, che non siamo “veri discepoli” del Signore.

Tre rilievi.

1.    La prima lettura è una delle tre fotografie della comunità primitiva, oggi come non mai guardata come modello, ricordate nei primi capitoli di Atti. Di solito si sottolinea il fatto che in tanti siano un cuor solo e un’anima sola, che nessuno di loro riteneva suo possesso quanto gli apparteneva, ma lo poneva dinanzi agli apostoli perché fosse messo in comune, a sostegno soprattutto dei poveri, e che così facendo la comunità si poneva al centro dell’attenzione e della simpatia della gente, divenendo dunque efficace testimone della risurrezione di Cristo. E ci si chiede come attualizzare tutto questo oggi. La mia attenzione però si è fermata, più che sui suggerimenti da dare per rendere attuale quello stile di vita (oltre tutto non saprei come), sul soggetto che vive in quella maniera nuova i rapporti: è la comunità dei credenti. Qui, nella fede in Gesù, trovo la radice di ogni scelta vera e rivoluzionaria. E’ il vero “programma pastorale” di ogni comunità: proporre la contemplazione del volto di Cristo (cfr NMI). Con termine moderno, si direbbe che Gesù è il vero leader della comunità cristiana. A volte si muove un’accusa alla parrocchia, quella di essere incapace di educare a un rapporto personale di fede con Gesù. E ci si rifugia nei movimenti…

 

1.    Il secondo rilievo dall’epistola, che è la prima parte del mirabile inno alla carità. Queste parole hanno illuminato ed entusiasmato tanti santi, non soltanto quelli ricordati dal calendario (ne abbiamo incontrato infatti tanti direttamente anche noi, in casa, tra gli amici, nella comunità): offrono al singolo e alla comunità dei chiari spunti per un serio esame di coscienza là dove si elencano atteggiamenti contrari alla carità e atteggiamenti costruttivi. Dovremmo cercare, tra gli atteggiamenti contrari alla carità oppure tra quelli che la costruiscono, quelli che a nostro parere vanno a puntino per noi. Personalmente suggerisco i seguenti due: la carità non manca di rispetto; la carità è benevola.

 

1.    Il terzo rilievo: la carità è un carisma, cioè un dono dello Spirito per l’edificazione della Chiesa, per il benessere del corpo di Cristo. Il più prezioso tra i tanti. Il dono va chiesto. Non può darcelo il Signore gratuitamente, di sua iniziativa? Senz’altro. Importante però è chiederlo. Nel racconto della guarigione del cieco di Gerico, stupisce la domanda che Gesù gli rivolge, sembra inutile, quasi una presa in giro: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. Però con quella domanda Gesù vuole almeno due cose: che quello prenda coscienza ancora più viva che essere ciechi è proprio cosa brutta. E poi che rinnovi la certezza che soltanto Gesù può liberarlo dal male. Anche noi, chiedendo la carità, avvertiamo la miseria vergognosa di una vita egoistica e siamo consapevoli di incapacità a superarla.

Signore, non siamo capaci di amare nonostante tutti i nostri sforzi: solo la potenza del tuo Spirito ci libera da ogni grettezza e da ogni cattiveria e ci apre all’amore. Il tuo Spirito ci inondi della forza di amare!

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