La carità, sostanza della Chiesa. Il vangelo è molto chiaro: "Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni verso gli altri" (Gv 13,35). Dicendo discepoli non si riferisce a ciascuno individualmente, ma in quanto comunità di coloro che seguono Gesù e i suoi insegnamenti, cioè, in quanto Chiesa. Gesù, in quest'ora suprema in cui ci lascia il suo testamento prima di morire, non dice: "Sapranno che siete miei discepoli, se vivete poveri o se siete obbedienti, se avete appreso bene tutti i miei insegnamenti o se siete capaci di predicare il mio vangelo". Sono tutte cose necessarie, ma non coincidono con la sostanza, con la quintessenza della Chiesa. Quest'ultima è solamente la carità. Per questo, la Chiesa potrebbe definirsi come "la comunità di coloro che si amano, come Cristo li ha amati". Cristo ci ha amato fino a dare la sua vita perché noi avessimo vita. Cristo ci ha amato fino a renderci partecipi dello stesso amore che esiste tra il Padre e il Figlio. Cristo ci ha amato fino a farsi servo e a lavare i piedi ai suoi, affinché conoscessimo bene che l'amore, l'autorità tra i suoi discepoli, è fondamentalmente servizio. Se al di sopra della carità, o, ancora peggio, al margine di essa, si pongono altri valori nella vita quotidiana della Chiesa, si dovrà concludere che non stiamo toccando il cuore della Chiesa.

Il vero volto della Chiesa. Che cosa è che fa brillare davanti agli uomini il vero volto della Chiesa, un volto bello ed attraente? Indubbiamente, la carità. La Chiesa docente è necessaria, insostituibile, e inseparabile dalla Ecclesia amans, ma, agli occhi degli uomini, perfino degli stessi cristiani, non è il volto più attraente. La Chiesa che celebra i sacramenti è importantissima, e un modo adattissimo di esprimere l'amore della Chiesa verso i suoi figli in diverse situazioni e circostanze della vita, ma non è neppure questo il volto che più seduce i cristiani, meno ancora quelli che non lo sono (Si sa la disaffezione che c'è stata e continua ad esserci verso i sacramenti). E il volto più genuino della Chiesa non lo offrono nemmeno le sue istituzioni, a volte tanto criticate - spesso in modo ingiusto e sleale – dai nostri contemporanei. Il vero volto della Chiesa ce lo dà la Chiesa-Carità, comunione, la Chiesa che realmente ama e si dedica a comunicare amore mediante tutti e ciascuno dei suoi figli. Tutti conosciamo il canto "Dov'è carità e amore, qui c'è Dio", frase che si potrebbe parafrasare in un altro modo: "Dove c'è carità e amore, lì sta la Chiesa". Codesta carità che in Dio ha la sua sorgente e in Dio termina il suo percorso di amore attraverso le vite degli uomini. Dio, alfa e omega della carità: tra questi due estremi del vocabolario greco, si trovano tutte le altre consonanti e vocali con le quali esprimere di tutto cuore il nostro amore al prossimo. Non sleghiamo mai la carità dalla fede, dal dogma, dalla liturgia, dalle istituzioni, ma il volto più bello, genuino e vero, che ciascuno di noi offra alla Chiesa, sia il volto della carità vera e dell'amore sincero. Ricordiamo ciò che dice san Paolo nell'inno alla carità: "Se non ho carità, non sono nulla".

Anche la mia parrocchia è la Chiesa. Il fenomeno della globalizzazione può aiutarci a cogliere meglio l'universalità della Chiesa, e, di conseguenza, della carità cristiana. Il campanilismo, cioè, codesto racchiudersi nella propria parrocchia, nella propria Diocesi, tagliando allo sguardo qualsiasi orizzonte aperto verso altre parrocchie, altre Diocesi, e verso tutta la Chiesa nei diversi continenti, deve essere rifiutato da un cuore autenticamente cristiano. Certamente, debbo amare ed esercitare la carità nei confronti dei membri della mia famiglia, del mio quartiere, della mia parrocchia, ecc. Ma, non è forse vero che il mondo intero sta cominciando ad essere la nostra parrocchia, e, pertanto, il luogo per l'espressione della nostra carità? Che cosa posso fare per esprimere, a partire dalla mia parrocchia e nella mia parrocchia, l'amore a tutta la Chiesa?

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