Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». (Gv 6, 5)

A proposito del vangelo odierno che narra la moltiplicazione dei pani, il card. Albert Vanoye scrive: "Ogni narrazione del vangelo è fatta per essere letta dopo la resurrezione di Gesù e certi brani in modo particolare". Sì, il brano odierno contiene infatti un'azione-profezia di quello che Gesù risorto ci dona. Non è infatti proprio Lui "il Pane della vita"? Così comprendiamo quel provocatorio chiedere a Filippo, da parte del Signore, circa dove comprare il pane per sfamare la grande folla che lo seguiva. È tipico infatti di Gesù interpellare, scuotere un sonnacchioso modo di essere, una rassegnata acquiescienza per far "zampillare" nei suoi interlocutori l'acqua della sua verità che è rivelazione di prodigiosa vita. Che l'intento non fosse quello di avere un'informazione ma di "mettere alla prova" Filippo, lo dice il testo, immediatamente dopo. Ma noi ci chiediamo: in quale rapporto è dunque il cibo che Gesù gratuitamente dà alle folle dopo aver moltiplicato i sette pani e il "Pane vivo"? di cui tra poco dirà che "chi lo mangia non vedrà la morte?". Il rapporto è la Pasqua: la morte e risurrezione di Gesù, quel suo essere venuto per dare la vita in morte di croce e riprenderla di nuovo come vittoria sul peccato, sul male. Non a caso la pagina evangelica è introdotta da Giovanni così: "era vicina la Pasqua" e si chiude col dire che, mentre la folla vuol fare di Gesù il suo re temporale, Egli fugge tutto solo, sulla montagna.

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