MARTEDI

V SETTIMANA DI QUARESIMA

ALL’INGRESSO

Abbiamo peccato, Signore:
perdona le nostre colpe e salvaci.
Tu che hai guidato Noè 
sulle onde del diluvio, ascoltaci.
Tu che hai richiamato Giona
dal profondo del mare, liberaci.
O Cristo Figlio di Dio,
che hai teso la tua mano 
a Pietro che affondava,
vieni in nostro aiuto
perché la festa prossima ci trovi
tutti innocenti, tutti riscattàti.

ALL’INIZIO DELL’ASSEMBLEA LITURGICA

O Dio di infinita maestà,
a te più accorata si eleva la nostra supplica:
quanto più si avvicina
il giorno festoso della nostra salvezza,
tanto più intensamente disponi i nostri cuori
a celebrare il mistero pasquale.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

GENESI
Gen 45, 2-20

Lettura del libro della Genesi.

In quei giorni. Giuseppe proruppe in un grido di pianto. Gli Egiziani lo sentirono e la cosa fu risaputa nella casa del faraone. Giuseppe disse ai fratelli: «Io sono Giuseppe! È ancora vivo mio padre?». Ma i suoi fratelli non potevano rispondergli, perché sconvolti dalla sua presenza. Allora Giuseppe disse ai fratelli: «Avvicinatevi a me!». Si avvicinarono e disse loro: «Io sono Giuseppe, il vostro fratello, quello che voi avete venduto sulla via verso l’Egitto. Ma ora non vi rattristate e non vi crucciate per avermi venduto quaggiù, perché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita. Perché già da due anni vi è la carestia nella regione e ancora per cinque anni non vi sarà né aratura né mietitura. Dio mi ha mandato qui prima di voi, per assicurare a voi la sopravvivenza nella terra e per farvi vivere per una grande liberazione. Dunque non siete stati voi a mandarmi qui, ma Dio. Egli mi ha stabilito padre per il faraone, signore su tutta la sua casa e governatore di tutto il territorio d’Egitto. Affrettatevi a salire da mio padre e ditegli: “Così dice il tuo figlio Giuseppe: Dio mi ha stabilito signore di tutto l’Egitto. Vieni quaggiù presso di me senza tardare. Abiterai nella terra di Gosen e starai vicino a me tu con i tuoi figli e i figli dei tuoi figli, le tue greggi e i tuoi armenti e tutti i tuoi averi. Là io provvederò al tuo sostentamento, poiché la carestia durerà ancora cinque anni, e non cadrai nell’indigenza tu, la tua famiglia e quanto possiedi”. Ed ecco, i vostri occhi lo vedono e lo vedono gli occhi di mio fratello Beniamino: è la mia bocca che vi parla! Riferite a mio padre tutta la gloria che io ho in Egitto e quanto avete visto; affrettatevi a condurre quaggiù mio padre». Allora egli si gettò al collo di suo fratello Beniamino e pianse. Anche Beniamino piangeva, stretto al suo collo. Poi baciò tutti i fratelli e pianse. Dopo, i suoi fratelli si misero a conversare con lui.
Intanto nella casa del faraone si era diffusa la voce: «Sono venuti i fratelli di Giuseppe!» e questo fece piacere al faraone e ai suoi ministri. Allora il faraone disse a Giuseppe: «Di’ ai tuoi fratelli: “Fate così: caricate le cavalcature, partite e andate nella terra di Canaan. Prendete vostro padre e le vostre famiglie e venite da me: io vi darò il meglio del territorio d’Egitto e mangerete i migliori prodotti della terra”. Quanto a te, da’ loro questo comando: “Fate così: prendete con voi dalla terra d’Egitto carri per i vostri bambini e le vostre donne, caricate vostro padre e venite. Non abbiate rincrescimento per i vostri beni, perché il meglio di tutta la terra d’Egitto sarà vostro”».

Parola di Dio.

SALMO
Sal 118 (119), 129-136

Risplenda in noi, Signore, la luce delle tue parole.

Meravigliosi sono i tuoi insegnamenti:
per questo li custodisco.
La rivelazione delle tue parole illumina,
dona intelligenza ai semplici. R.

Apro anelante la mia bocca,
perché ho sete dei tuoi comandi.
Volgiti a me e abbi pietà,
con il giudizio che riservi a chi ama il tuo nome. R.

Rendi saldi i miei passi secondo la tua promessa
e non permettere che mi dòmini alcun male.
Riscattami dall’oppressione dell’uomo
e osserverò i tuoi precetti. R.

Fa’ risplendere il tuo volto sul tuo servo
e insegnami i tuoi decreti.
Torrenti di lacrime scorrono dai miei occhi,
perché non si osserva la tua legge. R.

PROVERBI
Pr 28, 2-6

Lettura del libro dei Proverbi.

Figlio mio, quando un paese è in subbuglio sono molti i suoi capi,
ma con un uomo intelligente e saggio l’ordine si mantiene.
Un povero che opprime i miseri
è come pioggia torrenziale che non porta pane.
Quelli che trasgrediscono la legge lodano il malvagio,
quelli che la osservano gli si mettono contro.
I malvagi non comprendono la giustizia,
ma quelli che cercano il Signore comprendono tutto.
Meglio un povero dalla condotta integra
che uno dai costumi perversi, anche se ricco.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO
Cfr. Gv 6, 44

Onore e gloria a te, Cristo Signore!
Nessuno può venire a me, dice il Signore,
se non lo attira il Padre che mi ha mandato;
e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Onore e gloria a te, Cristo Signore!

VANGELO
Gv 6, 63b-71

Lettura del Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». Gesù riprese: «Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!». Parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: costui infatti stava per tradirlo, ed era uno dei Dodici.

Parola del Signore.

DOPO IL VANGELO
Sal 104 (105), 42-43

Il Signore si ricordò della parola santa,
data al suo servo Abramo.
Guidò a libertà il suo popolo nell’esultanza,
i suoi eletti con canti di gioia.

A CONCLUSIONE DELLA LITURGIA DELLA PAROLA

Guarda, o Dio clementissimo,
la tristezza e il rimorso dei tuoi figli colpevoli;
infondi nei loro cuori la gioia del tuo perdono
perché possano sempre gloriarsi
della tua paterna benedizione.
Per Cristo nostro Signore.

SUI DONI

Ai tuoi figli radunàti a celebrare i santi misteri,
concedi, o Padre, di offrirti con questi doni
le lacrime di un cuore penitente
e la gioia di una coscienza pura.
Per Cristo nostro Signore.

PREFAZIO

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre,
qui e in ogni luogo,
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno.
Tu vuoi che ti offriamo le nostre rinunce
per condurci a sperare nella tua misericordia
e ci doni di celebrare le feste pasquali
per farci desiderare la gioia del cielo.
E noi con gli angeli e con i santi,
ti eleviamo esultando un inno di lode:
Santo…

ALLO SPEZZARE DEL PANE
Cfr. Gn 50, 17

Ascolta, Signore, la voce dei tuoi servi,
dimentica la nostra iniquità,
non ricordare il nostro peccato.

ALLA COMUNIONE
Cfr. Dt 9, 26; Sal 135 (136); Mt 20, 28

Signore, non disperdere il tuo popolo,
tua eredità che hai redento per la tua misericordia.
Ti lodiamo, Signore, perché sei buono
e hai dato la vita a salvezza di tutti.

DOPO LA COMUNIONE

Per la partecipazione a questo sacramento,
la tua grazia ineffabile, o Dio,
ci arricchisca di ogni tua benedizione,
ci trasformi in creature nuove
e ci prepari a entrare nella gloria del tuo regno eterno.
Per Cristo nostro Signore.

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