S. Eusebio di Vercelli, vescovo
UFFICIO DELLE LETTURE

V   O Dio, vieni a salvarmi.
R   Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria.

Alleluia.

Quando l'Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:

INNO

Ristorate le membra affaticate,
i servi tuoi si lèvano;
vieni ed accogli, o Dio,
la prima voce dei tuoi figli oranti.

Lieto ti loda il labbro,
il cuore ardente ti chiama:
all’operosa vita che riprende
presiedi e benedici.

La stella del mattino
vince la notte, alla crescente luce
la tenebra nel bel sereno sfuma:
il male così ceda alla tua grazia.

A te concorde sale la supplica:
strappa dai cuori ogni fibra colpevole,
e l’animo redento
celebrerà in eterno la tua gloria.

Ascoltaci, Padre pietoso,
per Gesù Cristo Signore,
che nello Spirito santo
domina e vive nei secoli.   Amen.

Quando l'Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:

INNO

Dio fece il firmamento 
e separò le acque (Gn 1, 7).

Sommo Creatore dei lucenti cieli,
o immenso Dio che dividendo l’acque,
offri alla bruna terra
le fresche piogge e l’ardore del sole,

dall’alto manda sull’anima nostra
la divina rugiada della grazia,
né, seducendoci con nuovi inganni,
ci mortifichi più l’antico errore.

Alla tua luce la fede
attinga la provvida luce
che ogni miraggio disperda
e dissipi ogni tenebra.

Ascolta, Padre, la nostra preghiera
per Gesù Cristo Signore
che regna con te nei secoli
e con lo Spirito santo.   Amen.

CANTICO DEI TRE GIOVANI
Cfr. Dn 3, 52-56
Ogni creatura lodi il Signore

Il Creatore… è benedetto nei secoli (Rm 1, 25).

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu sul trono del tuo regno, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi †
     e siedi sui cherubini, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Come era nel principio e ora e sempre
     nei secoli dei secoli, amen, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

SALMODIA

Salmo 30, 2-17. 20-25

Supplica fiduciosa nell’afflizione

«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23, 46).

I (2-9)

Ant. 1   Tu mi riscatti, Signore, Dio fedele: *
             mi affido alle tue mani.

In te, Signore, mi sono rifugiato, †
     mai sarò deluso; *
     per la tua giustizia salvami.

Porgi a me l’orecchio, *
     vieni presto a liberarmi.
Sii per me la rupe che mi accoglie, *
     la cinta di riparo che mi salva.

Tu sei la mia roccia e il mio baluardo, *
     per il tuo nome dirigi i miei passi.
Scioglimi dal laccio che mi hanno teso, *
     perché sei tu la mia difesa.

Mi affido alle tue mani; *
     tu mi riscatti, Signore, Dio fedele.
Tu detesti chi serve idoli falsi, *
     ma io ho fede nel Signore.

Esulterò di gioia per la tua grazia, †
     perché hai guardato alla mia miseria, *
     hai conosciuto le mie angosce;

non mi hai consegnato nelle mani del nemico, *
     hai guidato al largo i miei passi.

Gloria.

Ant. 1   Tu mi riscatti, Signore, Dio fedele: *
             mi affido alle tue mani.

II (10-17)

Ant. 2   Fa’ splendere il tuo volto *
             sul tuo servo, o Signore.

Abbi pietà di me, Signore, sono nell’affanno; †
     per il pianto si struggono i miei occhi, *
     la mia anima e le mie viscere.

Si consuma nel dolore la mia vita, *
     i miei anni passano nel gemito;
inaridisce per la pena il mio vigore, *
     si dissolvono tutte le mie ossa.

Sono l’obbrobrio dei miei nemici,
          il disgusto dei miei vicini, †
     l’orrore dei miei conoscenti; *
     chi mi vede per strada mi sfugge.

Sono caduto in oblio come un morto, *
     sono divenuto un rifiuto.

Se odo la calunnia di molti, *
     il terrore mi circonda;
quando insieme contro di me congiurano, *
     tramano di togliermi la vita.

Mai io confido in te, Signore; †
     dico: «Tu sei il mio Dio, *
     nelle tue mani sono i miei giorni».

Liberami dalla mano dei miei nemici, *
     dalla stretta dei miei persecutori:
fa’ splendere il tuo volto sul tuo servo, *
     salvami per la tua misericordia.

Gloria.

Ant. 2   Fa’ splendere il tuo volto *
             sul tuo servo, o Signore.

III (20-25)

Ant. 3   Quanto è grande la tua bontà: *
             ti lodiamo, o Signore.

Quanto è grande la tua bontà, Signore! *
     La riservi per coloro che ti temono,
ne ricolmi chi in te si rifugia *
     davanti agli occhi di tutti.

Tu li nascondi al riparo del tuo volto, *
     lontano dagli intrighi degli uomini:
li metti al sicuro nella tua tenda, *
     lontano dalla rissa delle lingue.

Benedetto il Signore, †
     che ha fatto per me meraviglie di grazia *
     in una fortezza inaccessibile.

Io dicevo nel mio sgomento: *
     «Sono escluso dalla tua presenza».
Tu invece hai ascoltato la voce della mia preghiera *
     quando a te gridavo aiuto.

Amate il Signore, voi tutti suoi santi; †
     il Signore protegge i suoi fedeli *
     e ripaga oltre misura l’orgoglioso.

Siate forti, riprendete coraggio, *
     o voi tutti che sperate nel Signore.

Gloria.

Ant. 3   Quanto è grande la tua bontà: *
             ti lodiamo, o Signore.

Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.

V   Tu sei benedetto, Signore.
R   Amen.


L    Benedicimi, Padre.
V   Per Cristo, che è via e verità,
      la divina Maestà  ci benedica.
R   Amen.

PRIMA LETTURA

1 Re 21, 1-21. 27-29

Dal primo libro dei Re

Elia, il difensore della giustizia verso i poveri

In quel tempo avvenne il seguente episodio. Nabot di Izreèl possedeva una vigna vicino al palazzo di Acab re di Samaria. Acab disse a Nabot: «Cedimi la tua vigna; siccome è vicina alla mia casa, ne farei un orto. In cambio ti darò una vigna migliore oppure, se preferisci, te la pagherò in denaro il prezzo che vale». Nabot rispose ad Acab: «Mi guardi il Signore dal cederti l'eredità dei miei padri». Acab se ne andò a casa amareggiato e sdegnato per le parole dettegli da Nabot di Izreèl, che aveva affermato: «Non ti cederò l'eredità dei miei padri». Si coricò sul letto, si girò verso la parete e non volle mangiare. Entrò da lui la moglie Gezabele e gli domandò: «Perché mai il tuo spirito è tanto amareggiato e perché non vuoi mangiare?». Le rispose: «Perché ho detto a Nabot di Izreèl: Cedimi la tua vigna per denaro, o, se preferisci, ti darò un'altra vigna ed egli mi ha risposto: Non cederò la mia vigna!». Allora sua moglie Gezabele gli disse: «Tu ora eserciti il regno su Israele? Alzati, mangia e il tuo cuore gioisca. Te la darò io la vigna di Nabot di Izreèl».
Essa scrisse lettere con il nome di Acab, le sigillò con il suo sigillo, quindi le spedì agli anziani e ai capi, che abitavano nella città di Nabot. Nelle lettere scrisse: «Bandite un digiuno e fate sedere Nabot in prima fila tra il popolo. Di fronte a lui fate sedere due uomini iniqui, i quali l'accusino: Hai maledetto Dio e il re! Quindi conducetelo fuori e lapidatelo ed egli muoia». Gli uomini della città di Nabot, gli anziani e i capi che abitavano nella sua città, fecero come aveva ordinato loro Gezabele, ossia come era scritto nelle lettere che aveva loro spedite. Bandirono il digiuno e fecero sedere Nabot in prima fila tra il popolo. Vennero due uomini iniqui, che si sedettero di fronte a lui. Costoro accusarono Nabot davanti al popolo affermando: «Nabot ha maledetto Dio e il re». Lo condussero fuori della città e lo uccisero lapidandolo. Quindi mandarono a dire a Gezabele: «Nabot è stato lapidato ed è morto». Appena sentì che Nabot era stato lapidato e che era morto, Gezabele disse ad Acab: «Su, impadronisciti della vigna di Nabot di Izreèl, il quale ha rifiutato di vendertela, perché Nabot non vive più, è morto». Quando sentì che Nabot era morto, Acab si mosse per scendere nella vigna di Nabot di Izreèl a prenderla in possesso.
Allora il Signore disse a Elia il Tisbita: «Su, recati da Acab, re di Israele, che abita in Samaria; ecco è nella vigna di Nabot, ove è sceso a prenderla in possesso. Gli riferirai: Così dice il Signore: Hai assassinato e ora usurpi! Per questo dice il Signore: Nel punto ove lambirono il sangue di Nabot, i cani lambiranno anche il tuo sangue». Acab disse a Elia: «Mi hai dunque colto in fallo, o mio nemico!». Quegli soggiunse: «Sì, perché ti sei venduto per fare ciò che è male agli occhi del Signore. Ecco ti farò piombare addosso una sciagura; ti spazzerò via. Sterminerò, nella casa di Acab, ogni maschio, schiavo o libero in Israele».
Quando sentì tali parole, Acab si strappò le vesti, indossò un sacco sulla carne e digiunò; si coricava con il sacco e camminava a testa bassa. Il Signore disse a Elia, il Tisbita: «Hai visto come Acab si è umiliato davanti a me? Poiché si è umiliato davanti a me, non farò piombare la sciagura sulla sua casa durante la sua vita, ma la farò scendere durante la vita del figlio».

RESPONSORIO

Cfr. Sal 139, 13-14. 4

R   So che il Signore difende la causa dei miseri,
      il diritto dei poveri:
           i giusti loderanno il tuo nome,
           i retti abiteranno alla tua presenza.

V   Anche se i malvagi
      aguzzano la lingua come serpenti,
      e veleno d'aspide è sotto le loro labbra,
           i giusti loderanno il tuo nome,
           i retti abiteranno alla tua presenza.


L   Benedicimi, Padre.
V   Sant'Eusebio di Vercelli
     che gioiosamente ricordiamo,
     interceda per noi presso il Signore.
R   Amen.

SECONDA LETTURA

Dalle «Lettere» di sant’Eusebio di Vercelli, vescovo

(Lett. 2, 1, 3 - 2, 3; 10, 1 - 11, 1: CCL 9, 104-105. 109)

Ho terminato la corsa, ho conservato la fede

Ho saputo che voi, fratelli carissimi, state tutti bene, come io desideravo. Quanto a me, mi sono sentito in mezzo a voi, quasi trasportato all'improvviso da lontanissima distanza, come Abacuc che dall'angelo fu portato a Daniele, nel ricevere le vostre lettere e nel leggere, nei vostri scritti, i buoni sentimenti e l'amore che nutrite per me.
Le lacrime si mescolavano alla mia gioia; il vivo desiderio di leggere era impedito dal pianto.
Passai in questo stato d'animo alcuni giorni nei quali mi sembrava di parlare con voi e riuscivo a dimenticare le fatiche passate. Mi sentivo come investito da ogni parte di ricordi consolanti che mi facevano rivivere la vostra fede, il vostro affetto, i frutti della vostra carità, e così mi pareva, di non essere più in esilio, ma di trovarmi, quasi d'improvviso, in mezzo a voi.
Mi compiaccio molto, o fratelli, della vostra fede e mi rallegro della salvezza che essa ha portato a tutti voi. Godo dei frutti da voi prodotti, che dispensate ai vicini e ai lontani. Siete davvero come un albero sapientemente innestato che, proprio a causa della sua produttività, sfugge alla scure e al rogo. Anche noi vogliamo unirci, in certo qual modo, a voi, non solo con una semplice solidarietà umana, ma con l'offrire la nostra vita stessa per la vostra salvezza.
Sappiate che a stento siamo riusciti a stendere questa lettera, pregando continuamente Dio di tenere a bada, almeno per qualche tempo, i sorveglianti. Volevamo che, per quanto riguarda la nostra persona, il diacono vi portasse questo biglietto di saluti, modesto quanto si voglia, ma pur sempre preferibile a sole notizie incresciose.
Approfitto per raccomandarvi caldamente di custodire con ogni cura la vostra fede, di mantenervi concordi, di essere assidui all'orazione, di ricordarvi sempre di noi, perché il Signore si degni di dare libertà alla sua Chiesa, ora oppressa su tutta la terra, e perché noi, che siamo perseguitati, possiamo riacquistare la libertà e rallegrarci con voi.
Supplico ancora ciascuno di voi, per la misericordia di Dio, di gradire il saluto che gli rivolgo con la presente, perché questa volta, per necessità, non mi è consentito di scrivere a ciascuno secondo il mio solito. Con questa mia mi rivolgo a tutti voi, miei fratelli, e sante sorelle, figli e figlie, fedeli dei due sessi e d'ogni età, perché vogliate accontentarvi di questo semplice saluto e porgere i nostri ossequi anche a quelli che sono fuori della Chiesa, ma che si degnano di nutrire per noi sentimenti di amore.

INNO

Gloria a Dio nell’alto dei cieli, *
     e pace in terra agli uomini di buona volontà.

Noi ti lodiamo, ti eleviamo un inno, *
     ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo.
Ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa, *
     Signore Dio, Re del cielo.

Dio Padre onnipotente, *
     Gesù Cristo e Spirito santo.

Signore Dio, *
     Figlio del Padre.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, *
     accogli la nostra supplica.
Tu che siedi alla destra del Padre, *
     abbi pietà di noi.

Sii tu la nostra guida e il nostro aiuto; *
     salvaci, rendici puri, conservaci nella tua pace.
Liberaci dai nemici *
     e dalle tentazioni.

Perché tu solo il santo, *
     tu solo il Signore,
          tu solo l’Altissimo,
Gesù Cristo, *
     nella gloria di Dio Padre
          con lo Spirito santo.

Ogni giorno ti benediciamo, *
     e lodiamo il tuo nome per sempre.
Dégnati oggi, Signore, *
     di custodirci senza peccato.

Benedetto sei tu, Signore; *
     mostrami il tuo volere.
Vedi la mia miseria e la mia pena *
     e perdona tutti i miei peccati.

Dalle mie labbra fiorisca la lode, *
     la lode al nostro Dio.
Possa io vivere per lodarti: *
     mi aiutino i tuoi giudizi.

Come pecora smarrita vado errando; *
     cerca il tuo servo
          perché non ho dimenticato i tuoi comandamenti.

Presto ci venga incontro la tua misericordia, †
     perché siamo troppo infelici: *
     aiutaci, Dio, nostra salvezza.

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.   Amen.

ORAZIONE

O Dio onnipotente, concedi ai tuoi servi
di imitare la fortezza del vescovo sant’Eusebio,
assertore intrepido della divinità di Cristo,
perché nella ferma adesione della fede,
di cui egli fu maestro e testimone,
possiamo entrare in comunione di vita
con il tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell'unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.


Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:

Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

CONCLUSIONE

V   Benediciamo il Signore.
R   Rendiamo grazie a Dio.



©