LUNEDI DELLA III SETTIMANA DI QUARESIMA
UFFICIO DELLE LETTURE

V   O Dio, vieni a salvarmi.
R   Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria.

Lode a Te, Signore, re di eterna gloria.

Quando l'Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:

INNO

Ristorate le membra affaticate,
i servi tuoi si lèvano;
vieni ed accogli, o Dio,
la prima voce dei tuoi figli oranti.

Lieto ti loda il labbro,
il cuore ardente ti chiama:
all’operosa vita che riprende
presiedi e benedici.

La stella del mattino
vince la notte, alla crescente luce
la tenebra nel bel sereno sfuma:
il male così ceda alla tua grazia.

A te concorde sale la supplica:
strappa dai cuori ogni fibra colpevole,
e l’animo redento
celebrerà in eterno la tua gloria.

Ascoltaci, Padre pietoso,
per Gesù Cristo Signore,
che nello Spirito santo
domina e vive nei secoli.   Amen.

Quando l'Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:

INNO

Dio fece il firmamento 
e separò le acque (Gn 1, 7).

Sommo Creatore dei lucenti cieli,
o immenso Dio che dividendo l’acque,
offri alla bruna terra
le fresche piogge e l’ardore del sole,

dall’alto manda sull’anima nostra
la divina rugiada della grazia,
né, seducendoci con nuovi inganni,
ci mortifichi più l’antico errore.

Alla tua luce la fede
attinga la provvida luce
che ogni miraggio disperda
e dissipi ogni tenebra.

Ascolta, Padre, la nostra preghiera
per Gesù Cristo Signore
che regna con te nei secoli
e con lo Spirito santo.   Amen.

CANTICO DEI TRE GIOVANI
Cfr. Dn 3, 52-56
Ogni creatura lodi il Signore

Il Creatore… è benedetto nei secoli (Rm 1, 25).

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu sul trono del tuo regno, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi †
     e siedi sui cherubini, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Come era nel principio e ora e sempre
     nei secoli dei secoli, amen, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

SALMODIA

Salmo 49

Il culto gradito a Dio

Cristo non abolì il culto antico, ma lo portò alla sua perfezione; disse infatti: non sono venuto per abolire, ma per dare compimento (Cfr. Mt 5, 17).

I (1-6)

Ant. 1   Non giudicarmi, Signore, come meriterebbe *
             la mia condotta colpevole.

Parla il Signore, Dio degli dèi, *
     cònvoca la terra da oriente a occidente.
Da Sion, splendore di bellezza, *
     Dio rifulge.

Viene il nostro Dio e non sta in silenzio; †
     davanti a lui un fuoco divorante, *
     intorno a lui si scatena la tempesta.

Convoca il cielo dall’alto *
     e la terra al giudizio del suo popolo:

«Davanti a me riunite i miei fedeli *
     che hanno sancito con me l’alleanza
          offrendo un sacrificio».

Il cielo annunzi la sua giustizia: *
     Dio è giudice.

Gloria.

Ant. 1   Non giudicarmi, Signore, come meriterebbe *
             la mia condotta colpevole.

II (7-15)

Ant. 2   Offri a Dio un sacrificio di lode *
             e sciogli all’Altissimo i tuoi voti.

«Ascolta, popolo mio, voglio parlare, †
     testimonierò contro di te, Israele: *
     Io sono Dio, il tuo Dio.

Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici; *
     i tuoi olocausti mi stanno sempre dinanzi.
Non prenderò giovenchi dalla tua casa, *
     né capri dai tuoi recinti.

Sono mie tutte le bestie della foresta, *
     animali a migliaia sui monti.
Conosco tutti gli uccelli del cielo, *
     è mio ciò che si muove nella campagna.

Se avessi fame, a te non lo direi: *
     mio è il mondo e quanto contiene.
Mangerò forse la carne dei tori, *
     berrò forse il sangue dei capri?

Offri a Dio un sacrificio di lode *
     e sciogli all’Altissimo i tuoi voti;
invocami nel giorno della sventura: *
     ti salverò e tu mi darai gloria».

Gloria.

Ant. 2   Offri a Dio un sacrificio di lode *
             e sciogli all’Altissimo i tuoi voti.

III (16-23)

Ant. 3   Chi offre il sacrificio di lode, *
             questi onora il Signore.

All’empio dice Dio: †
     «Perché vai ripetendo i miei decreti *
     e hai sempre in bocca la mia alleanza,

tu che detesti la disciplina *
     e le mie parole te le getti alle spalle?
Se vedi un ladro, corri con lui; *
     e degli adulteri ti fai compagno.

Abbandoni la tua bocca al male *
     e la tua lingua ordisce inganni.
Ti siedi, parli contro il tuo fratello, *
     getti fango contro il figlio di tua madre.

Hai fatto questo e dovrei tacere? †
     Forse credevi ch’io fossi come te! *
     Ti rimprovero: ti pongo innanzi i tuoi peccati».

Capite questo voi che dimenticate Dio, *
     perché non mi adiri e nessuno vi salvi.

Chi offre il sacrificio di lode, questi mi onora, †
     a chi cammina per la retta via *
     mostrerò la salvezza di Dio.

Gloria.

Ant. 3   Chi offre il sacrificio di lode, *
             questi onora il Signore.

Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.

V   Tu sei benedetto, Signore.
R   Amen.


L    Benedicimi, Padre.
V   Per Cristo, che è via e verità,
      la divina Maestà  ci benedica.
R   Amen.

PRIMA LETTURA

Eb 2, 5-18

Dalla lettera agli Ebrei

Gesù, il Salvatore, si è fatto in tutto simile ai suoi fratelli

Non certo a degli angeli Dio ha assoggettato il mondo futuro, del quale parliamo. Anzi, qualcuno in un passo ha testimoniato: «Che cos’è l’uomo perché ti ricordi di lui o il figlio dell’uomo perché tu te ne curi? Di poco l’hai fatto inferiore agli angeli, di gloria e di onore l’hai coronato e hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi» (Sal 8, 5-7).
Avendogli assoggettato ogni cosa, nulla ha lasciato che non gli fosse sottomesso. Tuttavia al presente non vediamo ancora che ogni cosa sia a lui sottomessa. Però quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli (cfr. Fil 2, 7-9), lo vediamo ora coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli sperimentasse la morte a vantaggio di tutti.
Ed era ben giusto che colui, per il quale e dal quale sono tutte le cose, volendo portare molti figli alla gloria, rendesse perfetto mediante la sofferenza il capo che li guida alla salvezza. Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da uno solo; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli, dicendo: «Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli, in mezzo all’assemblea canterò le tue lodi» (Sal 21, 23); e ancora: «Io metterò la mia fiducia in lui» (Is 8, 17; cfr. Sal 17, 3); e inoltre: «Eccoci, io e i figli che Dio mi ha dato» (Is 8, 18).
Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch’egli ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza, mediante la morte, colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che per timore della morte erano tenuti in schiavitù per tutta la vita. Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura (cfr. Is 41, 8. 9). Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e fedele nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo. Infatti proprio per essere stato messo alla prova ed avere sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.

RESPONSORIO

Cfr. Es 34, 6; Sal 101, 2

R   Ti preghiamo, Signore:
           Dio misericordioso e pietoso,
           sii a noi propizio.

V   Signore, ascolta la nostra preghiera,
      giunga a te il nostro grido.
           Dio misericordioso e pietoso,
           sii a noi propizio.


L    Benedicimi, Padre.
V   La grazia dello Spirito santo
      illumini i nostri sensi e il nostro cuore.
R   Amen.

SECONDA LETTURA

Dai «Discorsi sui sacramenti» di sant’Ambrogio, vescovo

(Sermo V, 18-19. 23-30: SAEMO 17, 111. 113-117)

La preghiera del Signore

Non crediate che sia una virtù da poco sapere in qual modo pregare. I santi apostoli dicevano al Signore Gesù: «Signore, insegnaci a pregare, come Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli» (Lc 11, 1). Allora il Signore recitò questa preghiera: «Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sua fatta la tua volontà come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non permettere che siamo indotti in tentazione, ma liberaci dal male» (Mt 6, 9-13).
Tu vedi come questa orazione sia breve, eppure colma d’ogni qualità. Quanto ci è cara la sua prima parola! O uomo, tu non osavi levare il tuo volto verso il cielo, rivolgevi i tuoi occhi verso terra, e, ad un tratto, hai ricevuto la grazia di Cristo, ti sono stati rimessi i tuoi peccati. Da servo malvagio sei diventato un figlio buono. Abbi fiducia perciò non nelle tue opere, ma nella grazia di Cristo! «Per grazia», dice l’Apostolo, «siete salvati» (Ef 2, 5). Questa non è presunzione, ma fede. Proclamare ciò che hai ricevuto, non è superbia, ma ossequio. Leva dunque gli occhi tuoi al Padre, che ti ha generato per mezzo del lavacro, al Padre, che ti ha redento per mezzo del Figlio, e di’: «Padre nostro!». «Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra; dacci oggi il nostro pane quotidiano». Per mezzo del sangue di Cristo sono state pacificate tutte le cose sia in cielo sia in terra, è stato santificato il cielo, cacciato il diavolo. Si trova là, dove si trova anche l’uomo che ha ingannato.
«Sia fatta la tua volontà», cioè: sulla terra regni la pace come in cielo.
«Dacci oggi il nostro pane quotidiano». Ricordo le mie parole, quando vi spiegavo i sacramenti. Vi ho detto che, prima delle parole di Cristo, ciò che viene offerto è pane; quando sono state pronunciate, ormai non si chiama più pane, ma corpo di Cristo. Perché dunque nella preghiera domenicale, che segue subito dopo, dice «il nostro pane»?
Ha detto bensì «pane», ma epiùsion, cioè sostanziale. Questo non è il pane che entra nel corpo, ma è quel pane di vita eterna, che sostiene la sostanza della nostra anima.
Se il pane è quotidiano; perché lo ricevi a distanza di un anno, come sono soliti fare i Greci in Oriente? Ricevi ogni anno ciò che ogni giorno ti giova! Vivi in modo da essere degno di riceverlo ogni giorno! Chi non è degno di riceverlo ogni giorno, non è degno di riceverlo nemmeno a distanza di un anno. Così il santo Giobbe offriva quotidianamente un sacrificio per i suoi figli, per timore che potessero aver commesso nel cuore o con le parole qualche colpa. Tu senti ripetere che ogni volta che si offre il sacrificio, si annuncia la morte del Signore, la risurrezione del Signore, l’ascensione del Signore e la remissione dei peccati, e tuttavia non ricevi ogni giorno questo pane di vita? Chi ha una ferita, cerca la medicina. La nostra ferita è l’essere soggetti al peccato, la medicina il celeste e venerabile sacramento.
«Dacci oggi il nostro pane quotidiano». Se lo ricevi ogni giorno, per te ogni giorno è oggi. Se oggi Cristo è tuo, egli risorge per te ogni giorno.
Questo è il seguito: «E rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori». Che cos’è il debito se non il peccato? Dunque, se tu non avessi accettato il denaro proveniente dal prestito di un estraneo non saresti nel bisogno, e per questo ti viene imputato il peccato. Avevi il denaro con il quale nascere ricco. Eri ricco, perché creato ad immagine e somiglianza di Dio. Hai perduto ciò che possedevi, cioè l’umiltà; mentre cercavi di tutelare la tua insolenza, hai perduto il denaro: sei diventato nudo come Adamo.
Hai contratto col diavolo un debito che non era necessario. Perciò tu, che eri libero in Cristo, sei diventato debitore del diavolo. Il nemico aveva la tua garanzia, ma il Signore l’ha crocifissa e l’ha cancellata col suo sangue. Ha annullato il tuo debito, ti ha restituito la libertà.
Dice bene perciò: «e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori». Considera che cosa dice: «Come rimetto io, così anche tu rimetti a me». Se tu perdoni, hai ragione di chiedere di essere perdonato. Se non perdoni, come osi rivolgerti a lui?
«E non permettere che noi siamo indotti in tentazione, ma liberaci dal male». Osserva che dice: «E non permettere che noi siamo indotti in una tentazione» che non possiamo superare. Non dice «non indurci in tentazione», ma, come un atleta, desidera una tentazione che la condizione umana sia in grado di superare, e che ciascuno sia liberato dal male, cioè dal nemico, dal peccato.
E il Signore, che ha cancellato il vostro peccato e ha perdonato le vostre colpe, è in grado di proteggervi e di custodirvi contro le insidie del diavolo. «Se» infatti «Dio è dalla nostra parte, chi sarà contro di noi?» (Rm 8, 31).
A lui lode e gloria dai secoli e ora e sempre e per tutti i secoli dei secoli. Amen.


oppure:

Dalla lettera enciclica SacerdotaliCaelibatus di san Paolo VI, papa

(nn. 21-25 in Enchiridion delle Encicliche 7, nn. 1042-1046)

Risposta d'amore all'amore di Cristo

Cristo, figlio unico del Padre, in virtù della sua stessa incarnazione, è costituito Mediatore tra il cielo e la terra, tra il Padre e il genere umano. In piena armonia con questa missione, Cristo rimase per tutta la vita nello stato di verginità, che significa la dea totale dedizione al servizio di Dio e degli uomini. Questa profonda connessione tra la verginità e il sacerdozio in Cristo si riflette in quelli che hanno la sorte di partecipare alla dignità e alla missione del Mediatore e Sacerdote eterno, e tale partecipazione sarà tanto più perfetta, quanto più il sacro ministro sarà libero da vincoli di carne e di sangue (Cf CONC. VAT. II, Decr. Presbyterorum Ordinis, n. 16).
Gesù, che scelse i primi ministri della salvezza e li volle introdotti alla intelligenza dei misteri del regno dei cieli (Mt 13, 11), cooperatori di Dio a specialissimo titolo, ambasciatori suoi (cf 2 Cor 5, 20), e li chiamò amici e fratelli (cf Gv 15, 15; 20, 17), per i quali consacrò se stesso, affinché fossero consacrati in verità (cf Gv 17, 19), promise sovrabbondante ricompensa a chiunque avrà abbandonato casa, famiglia, moglie e figli per il regno di Dio (cf Lc 18, 29-30). Anzi raccomandò anche, con parole dense di mistero e di attesa, una consacrazione ancora più perfetta al regno dei cieli con la verginità, in conseguenza di un particolare dono (cf Mt 19, 11). La risposta a questo divino carisma ha come motivo il regno dei cieli (cf Mt 19, 12); e parimenti da questo regno, dall'Evangelo e dal nome di Cristo, sono motivati gli inviti di Gesù alle ardue rinunzie apostoliche per una partecipazione più intima alla sua sorte.
E, dunque, il mistero della novità di Cristo, di tutto ciò che egli è e significa, è la somma dei più alti ideali dell'Evangelo e del regno, è una particolare manifestazione della grazia, che scaturisce dal mistero pasquale del Redentore, a rendere desiderabile e degna la scelta della verginità da parte dei chiamati dal Signore Gesù, con l'intento di partecipare non soltanto al suo ufficio sacerdotale, ma di dividere anche con lui il suo stesso stato di vita.
La risposta alla divina vocazione e una risposta d'amore all'amore che Cristo ci ha dimostrato in maniera sublime (cf Gv 3, 16; 15, 13); essa si ammanta di mistero nel particolare amore per le anime alle quali gli ha fatto sentire i suoi appelli più impegnativi (Mc 10, 21). La grazia moltiplica con forza divina le esigenze dell'amore che, quando è autentico, è totale, esclusivo, stabile e perenne, stimolo irresistibile a tutti gli eroismi. Perciò la scelta del sacro celibato è sempre stata considerata dalla Chiesa quale segno e stimolo della carità ( CONC. VAT. II Cost. dogm. Lumen gentium, n. 42); segno di un amore senza riserve, stimolo di una carità aperta a tutti. Chi mai può vedere in una vita così interamente donata, e per le ragioni che abbiamo esposto, i segni di una povertà spirituale, dell'egoismo, mentre essa è, e deve essere, un raro e oltremodo significativo esempio di una vita che ha come movente e forza l'amore, nel quale l'uomo esprime la sua esclusiva grandezza? Chi mai potrà dubitare della pienezza morale e spirituale di una vita così consacrata non a un qualsiasi pur nobilissimo ideale, ma a Cristo e sua opera per una umanità nuova in tutti i luoghi e in tutti i tempi?
Questa prospettiva biblica e teologica, [...] Ci sembra così profonda e così ricca di verità speculative e pratiche, che noi invitiamo [...] a perseverare nello studio di tale prospettiva e a penetrare nelle sue intime e feconde realtà, così che il vincolo fra sacerdozio e celibato sempre meglio appaia nella sua logica luminosa ed eroica d'amore unico e illimitato a Cristo Signore e alla sua Chiesa.

ORAZIONE

Dio forte e buono,
che hai mandato a noi il tuo Unigenito,
maestro di verità e di vita,
a insegnarci
come possiamo convenientemente pregarti,
esaudisci sempre nel tuo amore paterno
le suppliche dei tuoi figli.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.


Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:

Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

CONCLUSIONE

V   Benediciamo il Signore.
R   Rendiamo grazie a Dio.



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