MARTEDI DELLA XXV SETTIMANA DEL TEMPO PER ANNUM
UFFICIO DELLE LETTURE

V   O Dio, vieni a salvarmi.
R   Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria.

Alleluia.

Quando l'Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:

INNO

Tu, Giorno eterno, che vivi e risplendi
dell’increata luce del Padre,
guarda propizio chi devoto illumina
di lieti canti la notte.

Vinci, Signore, le nostre tenebre:
sperdi le schiere dei dèmoni,
gli animi scuoti sì che il torpore
non soffochi le menti.

I servi che ti implorano
pietosamente ascolta: la lode
che a te si leva, Cristo, ci meriti
grazia, perdono e pace.

A te la gloria ascenda e il nostro giubilo,
o mite Re d’amore,
al Padre e allo Spirito Paraclito
negli infiniti secoli.   Amen.

Quando l'Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:

INNO

Dio disse: «La terra 
produca germogli» (Gn 1, 11).

Creatore e sovrano di tutto,
vincendo le furie del mare,
hai tratto alla luce la terra,
bellissima nostra dimora.

Tu di vivaci fiori l’adorni
e, quasi mensa regale
di frutti ricoprendola e di mèssi,
la presenti ai tuoi figli.

Così alla fresca tua rugiada, o Dio,
verdeggi il deserto dell’anima;
lavi ogni macchia il pianto,
ogni ribelle fremito si plachi.

La nostra volontà alla tua si accordi
e rifugga dal male,
il cuore si arrenda alla grazia
e schivi gli atti che arrecano morte.

A te eleviamo, o Padre, la preghiera,
a te che regni nei secoli
con l’unico tuo Figlio
e lo Spirito santo.   Amen.

CANTICO DEI TRE GIOVANI

Ogni creatura lodi il Signore

Il Creatore… è benedetto nei secoli (Rm 1, 25).

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu sul trono del tuo regno, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi †
     e siedi sui cherubini, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Come era nel principio e ora e sempre
     nei secoli dei secoli, amen, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

SALMODIA

Salmo 9 B

Preghiera e ringraziamento

Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio (Lc 6, 20).

I (22-32)

Ant. 1   Il Signore fa giustizia ai poveri.

Perché, Signore, stai lontano, *
     nel tempo dell’angoscia ti nascondi?
Il misero soccombe all’orgoglio dell’empio *
     e cade nelle insidie tramate.

L’empio si vanta delle sue brame, *
     l’avaro maledice, disprezza Dio.

L’empio insolente disprezza il Signore: †
     «Dio non se ne cura: Dio non esiste»; *
     questo è il suo pensiero.

Le sue imprese riescono sempre. †
     Son troppo in alto per lui i tuoi giudizi: *
     disprezza tutti i suoi avversari.

Egli pensa: «Non sarò mai scosso, *
     vivrò sempre senza sventure».

Di spergiuri, di frodi e d’inganni ha piena la bocca, *
     sotto la sua lingua sono iniquità e sopruso.

Sta in agguato dietro le siepi, *
     dai nascondigli uccide l’innocente.

I suoi occhi spiano l’infelice, *
     sta in agguato nell’ombra come un leone nel covo.
Sta in agguato per ghermire il misero, *
     ghermisce il misero attirandolo nella rete.

Infierisce di colpo sull’oppresso, *
     cadono gl’infelici sotto la sua violenza.
Egli pensa: «Dio dimentica, *
     nasconde il volto, non vede più nulla».

Gloria.

Ant. 1   Il Signore fa giustizia ai poveri.

II (33-39)

Ant. 2   Tu accogli, Signore, il desiderio dei poveri, *
             il grido degli orfani
             arriva al trono della tua gloria.

Sorgi, Signore, alza la tua mano, *
     non dimenticare i miseri.
Perché l’empio disprezza Dio *
     e pensa: «Non ne chiede conto»?

Eppure tu vedi l’affanno e il dolore, *
     tutto tu guardi e prendi nelle tue mani.
A te si abbandona il misero, *
     dell’orfano tu sei il sostegno.

Spezza il braccio dell’empio e del malvagio; *
     punisci il suo peccato e più non lo trovi.

Il Signore è re in eterno, per sempre: *
     dalla sua terra sono scomparse le genti.

Tu accogli, Signore, il desiderio dei miseri, *
     rafforzi i loro cuori, porgi l’orecchio
per far giustizia all’orfano e all’oppresso; *
     e non incùta più terrore l’uomo fatto di terra.

Gloria.

Ant. 2   Tu accogli, Signore, il desiderio dei poveri, *
             il grido degli orfani
             arriva al trono della tua gloria.

Salmo 11

Preghiera nella persecuzione

Dio Padre si è degnato di mandare il suo Figlio per noi, poveri (S. Agostino).

Ant. 3   Tu, o Signore, ci guarderai e ci custodirai.

Salvami, Signore! Non c’è più un uomo fedele; *
     è scomparsa la fedeltà tra i figli dell’uomo.
Si dicono menzogne l’uno all’altro, *
     labbra bugiarde parlano con cuore doppio.

Recida il Signore le labbra bugiarde, *
     la lingua che dice parole arroganti,

quanti dicono: «Per la nostra lingua siamo forti, †
     ci difendiamo con le nostre labbra: *
     chi sarà nostro padrone?».

«Per l’oppressione dei miseri e il gemito dei poveri, †
     io sorgerò, dice il Signore, *
     metterò in salvo chi è disprezzato».

I detti del Signore sono puri, †
     argento raffinato nel crogiuolo, *
     purificato nel fuoco sette volte.

Tu, o Signore, ci custodirai, *
     ci guarderai da questa gente per sempre.
Mentre gli empi si aggirano intorno, *
     emergono i peggiori tra gli uomini.

Gloria.

Ant. 3   Tu, o Signore, ci guarderai e ci custodirai.

Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.

V   Tu sei benedetto, Signore.
R   Amen.

   Benedicimi, Padre.
V   Per Cristo, che è via e verità,
      la divina Maestà  ci benedica.
R   Amen.

PRIMA LETTURA

Is 5, 8-13. 17-24

Dal libro del profeta Isaia

Maledizioni agli operatori di iniquità

Guai a voi, che aggiungete casa a casa
e unite campo a campo,
finché non vi sia più spazio,
e così restate soli ad abitare
nel paese.
Ho udito con gli orecchi il Signore degli eserciti:
«Certo, molti palazzi
diventeranno una desolazione,
grandi e belli
saranno senza abitanti».
Poiché dieci iugeri di vigna
produrranno solo un bat 
e un comer di seme
produrrà un’efa.
Guai a coloro che si alzano presto al mattino
e vanno in cerca di bevande inebrianti
e si attardano alla sera
accesi in volto dal vino.
Ci sono cetre e arpe,
timpani e flauti
e vino per i loro banchetti;
ma non badano all'azione del Signore,
non vedono l'opera delle sue mani.
Perciò il mio popolo sarà deportato
senza che neppure lo sospetti.
I suoi grandi periranno di fame,
il suo popolo sarà arso dalla sete.
Allora vi pascoleranno gli agnelli come nei loro prati,
sulle rovine brucheranno i capretti.
Guai a coloro che si tirano addosso il castigo
con corde da buoi
e il peccato con funi da carro,
che dicono: «Faccia presto,
acceleri pure l'opera sua,
perché la vediamo;
si facciano più vicini e si compiano
i progetti del Santo di Israele,
perché li conosciamo».
Guai a coloro che chiamano
bene il male e male il bene,
che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre,
che cambiano l'amaro in dolce e il dolce in amaro.
Guai a coloro che si credono sapienti
e si reputano intelligenti.
Guai a coloro che sono gagliardi nel bere vino,
valorosi nel mescere bevande inebrianti,
a coloro che assolvono per regali un colpevole
e privano del suo diritto l'innocente.
Perciò, come una lingua di fuoco divora la stoppia
e una fiamma consuma la paglia,
così le loro radici diventeranno un marciume
e la loro fioritura volerà via come polvere,
perché hanno rigettato la legge
del Signore degli eserciti,
hanno disprezzato la parola
del Santo di Israele.

RESPONSORIO

Cfr. Is 5, 20; Sal 27, 4. 5

R   Guai a coloro che chiamano
      bene il male e male il bene,
      che cambiano le tenebre in luce
      e la luce in tenebre!
           Il Signore li ripagherà secondo la loro opera
           e la malvagità delle loro azioni.

V   Poiché non hanno compreso l'agire del Signore
      e le opere delle sue mani,
           il Signore li ripagherà secondo la loro opera
           e la malvagità delle loro azioni.


L    Benedicimi, Padre.
V   La grazia dello Spirito santo
      illumini i nostri sensi e il nostro cuore.
R   Amen.

SECONDA LETTURA

Dalla «Esposizione su Giovanni» di san Tommaso d’Aquino, sacerdote

(Cap. 10, lect. 3)

Il resto d’Israele pascolerà e riposerà

«Io sono il buon pastore» (Gv 10, 11). A Cristo compete chiaramente di essere pastore. Infatti, come il comune gregge viene guidato e pascolato dal pastore, così i fedeli sono ristorati da Cristo con un cibo spirituale, con il suo corpo e il suo sangue.
«Un tempo», dice l'Apostolo, «eravate erranti come pecore, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime» (1 Pt 2, 25). E il profeta: «Come un pastore egli fa pascolare il gregge» (Is 40, 11). Ma siccome Cristo ha detto che il pastore entra per la porta e che egli è la porta, mentre qui dice di essere il pastore, ne segue che egli entra attraverso se stesso. E veramente entra attraverso se stesso, perché rivela se stesso e per se stesso conosce il Padre. Noi invece entriamo per lui, perché da lui siamo resi beati.
Ma osserva che nessun altro, all'infuori di lui, è la porta, perché nessun altro è la luce vera, ma la possiede solo in quanto gli viene partecipata da lui. «Egli non era la luce», è detto di Giovanni Battista, «ma doveva rendere testimonianza alla luce» (Gv 1, 8).
Invece di Cristo è detto: «Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1, 9). E perciò nessuno dice di sé di essere la porta. Questo, Cristo lo riservò solo per se stesso. Mentre partecipò ad altri il compito di essere pastori.
Infatti Pietro fu pastore, lo furono gli altri apostoli, lo sono i buoni vescovi. «Vi darò, dice la Scrittura, pastori secondo il mio cuore» (Ger 3, 15). Sebbene, infatti, i capi della Chiesa, che sono suoi figli, tutti siano pastori, tuttavia dice di esserlo lui in modo singolare: «Io sono il buon pastore», allo scopo di introdurre con dolcezza la virtù della carità. Non si può essere infatti buon pastore se non diventando una cosa sola con Cristo e suoi membri mediante la carità.
La carità è il primo dovere del buon pastore, perciò dice: «Il buon pastore offre la vita per le pecore» (Gv 10, 11). Infatti c’è differenza tra il buono e il cattivo pastore: il buon pastore ha di mira il vantaggio del gregge, mentre il cattivo il proprio.
Nei guardiani di pecore non si esige che, per essere giudicati buoni, espongano la propria vita per la salvezza del gregge.
Ma siccome la salvezza del gregge spirituale ha maggior peso della vita corporale del pastore, quando incombe il pericolo del gregge ogni pastore spirituale deve affrontare il sacrificio della vita corporale.
Questo dice il Signore: «Il buon pastore offre la sua vita per le sue pecore».
Egli consacra a loro la sua persona nell'esercizio dell’autorità e della carità. Si esigono tutte e due le cose: che gli ubbidiscano e che le ami. Infatti la prima senza la seconda non è sufficiente.
Cristo ci ha dato l'esempio di questo insegnamento: «Se Cristo ha dato la sua vita per noi, anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli» (1 Gv 3, 16).

INNO

Gloria a Dio nell’alto dei cieli, *
     e pace in terra agli uomini di buona volontà.

Noi ti lodiamo, ti eleviamo un inno, *
     ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo.
Ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa, *
     Signore Dio, Re del cielo.

Dio Padre onnipotente, *
     Gesù Cristo e Spirito santo.

Signore Dio, *
     Figlio del Padre.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, *
     accogli la nostra supplica.
Tu che siedi alla destra del Padre, *
     abbi pietà di noi.

Sii tu la nostra guida e il nostro aiuto; *
     salvaci, rendici puri, conservaci nella tua pace.
Liberaci dai nemici *
     e dalle tentazioni.

Perché tu solo il santo, *
     tu solo il Signore,
          tu solo l’Altissimo,
Gesù Cristo, *
     nella gloria di Dio Padre
          con lo Spirito santo.

Ogni giorno ti benediciamo, *
     e lodiamo il tuo nome per sempre.
Dégnati oggi, Signore, *
     di custodirci senza peccato.

Benedetto sei tu, Signore; *
     mostrami il tuo volere.
Vedi la mia miseria e la mia pena *
     e perdona tutti i miei peccati.

Dalle mie labbra fiorisca la lode, *
     la lode al nostro Dio.
Possa io vivere per lodarti: *
     mi aiutino i tuoi giudizi.

Come pecora smarrita vado errando; *
     cerca il tuo servo
          perché non ho dimenticato i tuoi comandamenti.

Presto ci venga incontro la tua misericordia, †
     perché siamo troppo infelici: *
     aiutaci, Dio, nostra salvezza.

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei nostri padri, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.   Amen.

ORAZIONE

Questa famiglia, o Padre, sia difesa
dall’aiuto celeste;
la tua pietà la liberi dal male,
la grazia la rassereni.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.


Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:

Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

CONCLUSIONE

V   Benediciamo il Signore.
R   Rendiamo grazie a Dio.



©