Introduzione

Si può consultare l’introduzione generale, in Vangelo storico della Prima Domenica di Avvento.

Aver cara la dignità universale

Questo passo evangelico (Gv 13, 31b-35) è breve, ma è un grande riepilogo dettato dal Signore stesso.

È bene rivedere la traduzione dal greco, in senso più letterale, dei versetti 34 e 35:

[34]Vi do un comandamento nuovo: che abbiate cari gli uni gli altri; come io vi ho avuto cari, così anche voi abbiate cari gli uni gli altri. [35]Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete carità gli uni per gli altri".

Amare gli uni gli altri, vuol dire semplicemente riconoscere in ogni persona la dignità posta in ciascuno dal Creatore e fatta risplendere dal Redentore con le sue opere.

Significa avere cara ogni persona come uno di famiglia, dove il Padre è Dio e il Fratello, che ha iniziato la carità, è suo Figlio.

Il Figlio, dopo aver compiuto la sua missione, viene glorificato da Dio Padre. Poi torna a lui.

Gloria e grazia del Re

Ma la sua gloria rimane nel mondo, con la carità che la Chiesa ha diffuso, con la benevolenza gratuita di cui gli esseri umani sono resi capaci quando “servono” questo Re.

Il Cristo è stato il Re di una nuova civiltà, mai vista prima (Lc 6, 32-34):

«Se avete cari quelli che vi hanno cari, quale grazia c’è per voi? Infatti anche i peccatori hanno cari quelli che li hanno cari.

E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, quale grazia c’è per voi? Anche i peccatori fanno lo stesso.

E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, per voi quale grazia c’è? Anche dei peccatori concedono prestiti a peccatori per riceverne altrettanto».

La «grazia» non è solo la ricompensa, ma è la grazia del Cristo Re e del Regno di Dio. La grazia di un re è sempre un dono prezioso: in questo caso rende diversi dagli altri, rende «benevoli» verso il prossimo e realizza la «pace di benevolenza» annunciata dagli angeli a Betlemme (Gv 1, 17; Lc 2,14).

Essere discepoli di Gesù Cristo, del Cristo Re, significa avere la sua grazia, grazia anche umana che ci rende simpatici alla gente, che rende giustizia al nostro Re e rende trasparente, desiderabile, la sua salvezza.

Egli è la misura della civiltà

La benevolenza gratuita, prima di lui, era un sogno di tutti. Ma solo un sogno. Un desiderio di civiltà che non si osava pensare realizzabile.

E oggi non serve una nuova civiltà, serve continuare a coltivare e a far crescere quella che già si è diffusa con la Chiesa nel mondo.

Gli strumenti per continuare questa opera, entro l’organismo della Chiesa, sono le parole e le opere storiche di Gesù, così come le troviamo nei Vangeli, da mettere in pratica e da mettere alla prova dei fatti.

E sono i Sacramenti.

Attraverso tutto ciò, agisce attualmente lo Spirito Santo del Padre e del Figlio: egli non fa altro che assecondare e arricchire la nostra libera iniziativa.

Giovanni Conforti

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