L’anello episcopale è segno di unione e fedeltà ed è il simbolo del legame che il vescovo ha con la Chiesa a lui affidata è un legame sponsale tra la presenza di Cristo, rappresentata dal vescovo, e la Chiesa, sua Sposa. Per questo motivo, l’anello episcopale deve essere sempre portato. In virtù di questo legame, il vescovo deve custodire la Chiesa, sposa di Cristo, promuovendo l’unità tra i cristiani, incrementando la comunione tra tutte le realtà della diocesi. Viene consegnato al vescovo durante la consacrazione episcopale e viene portato all’anulare destro. Durante la consegna viene detto al novello vescovo:

Ricevi l’anello, segno di fedeltà, e nell’integrità della fede e nella purezza della vita custodisci la santa Chiesa, sposa di Cristo (Pontificale Romano 56).

L’anello che viene consegnato al papa, durante la Messa di insediamento, viene chiamato «del pescatore», perché ricorda l’episodio della pesca miracolosa, quando Pietro, dopo una notte di pesca infruttuosa, su invito di Gesù, riprende il largo e, tra lo stupore di tutti, riempie le reti di pesci. Tornato a riva, Pietro riceve da Gesù il mandato di essere «pescatore di uomini» (cfr. Lc 5, 1-11).

Anche oggi viene detto alla Chiesa e ai successori degli apostoli di prendere il largo nel mare della storia e di gettare le reti, per conquistare gli uomini al Vangelo, a Dio, a Cristo, alla vera vita (Benedetto XVI, Discorso di inizio pontificato, 24/4/2005).

Dopo il concilio Vaticano II, per rispondere a una esigenza di semplicità e di sobrietà, l’anello papale non si distingue più dall’anello episcopale. Benedetto XVI, all’inizio del suo ministero petrino, pur conservando la semplicità di chi lo ha preceduto, ha voluto distinguere l’anello papale; vi è raffigurato, infatti, il «pescatore di Galilea» con inciso il nome del pontefice.

 

 

don Remo Lupi

le parti già pubblicate si trovano nella sezione “Approfondimenti

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