LUNEDI DELLA I SETTIMANA DI QUARESIMA
UFFICIO DELLE LETTURE

V   O Dio, vieni a salvarmi.
R   Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria.

Lode a Te, Signore, re di eterna gloria.

Quando l'Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:

INNO

Ristorate le membra affaticate,
i servi tuoi si lèvano;
vieni ed accogli, o Dio,
la prima voce dei tuoi figli oranti.

Lieto ti loda il labbro,
il cuore ardente ti chiama:
all’operosa vita che riprende
presiedi e benedici.

La stella del mattino
vince la notte, alla crescente luce
la tenebra nel bel sereno sfuma:
il male così ceda alla tua grazia.

A te concorde sale la supplica:
strappa dai cuori ogni fibra colpevole,
e l’animo redento
celebrerà in eterno la tua gloria.

Ascoltaci, Padre pietoso,
per Gesù Cristo Signore,
che nello Spirito santo
domina e vive nei secoli.   Amen.

Quando l'Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:

INNO

Dio fece il firmamento 
e separò le acque (Gn 1, 7).

Sommo Creatore dei lucenti cieli,
o immenso Dio che dividendo l’acque,
offri alla bruna terra
le fresche piogge e l’ardore del sole,

dall’alto manda sull’anima nostra
la divina rugiada della grazia,
né, seducendoci con nuovi inganni,
ci mortifichi più l’antico errore.

Alla tua luce la fede
attinga la provvida luce
che ogni miraggio disperda
e dissipi ogni tenebra.

Ascolta, Padre, la nostra preghiera
per Gesù Cristo Signore
che regna con te nei secoli
e con lo Spirito santo.   Amen.

CANTICO DEI TRE GIOVANI
Cfr. Dn 3, 52-56
Ogni creatura lodi il Signore

Il Creatore… è benedetto nei secoli (Rm 1, 25).

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu sul trono del tuo regno, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi †
     e siedi sui cherubini, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Come era nel principio e ora e sempre
     nei secoli dei secoli, amen, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

SALMODIA

Salmo 6

L’uomo nella prova implora la misericordia di Dio

«Ora l’anima mia è turbata… Padre, glorifica il tuo nome» (Gv 12, 27. 28).

Ant. 1   Ascolta, o Dio, la voce del nostro pianto, *
             esaudisci la supplica del tuo popolo,
             accogli la nostra preghiera.

Signore, non punirmi nel tuo sdegno, *
     non castigarmi nel tuo furore.
Pietà di me, Signore: vengo meno; *
     risanami, Signore: tremano le mie ossa.

L’anima mia è tutta sconvolta, *
     ma tu, Signore, fino a quando?
Volgiti, Signore, a liberarmi, *
     salvami per la tua misericordia.

Nessuno tra i morti ti ricorda. *
     Chi negli inferi canta le tue lodi?

Sono stremato dai lunghi lamenti, †
     ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio, *
     irroro di lacrime il mio letto.

I miei occhi si consumano nel dolore, *
     Invecchio fra tanti miei oppressori.

Via da me voi tutti che fate il male, *
     il Signore ascolta la voce del mio pianto;

il Signore ascolta la mia supplica, *
     il Signore accoglie la mia preghiera.
Arrossiscano e tremino i miei nemici, *
     confusi, indietreggino all’istante.

Gloria.

Ant. 1   Ascolta, o Dio, la voce del nostro pianto, *
             esaudisci la supplica del tuo popolo,
             accogli la nostra preghiera.

Salmo 9 A

Ringraziamento per la vittoria

E di nuovo verrà a giudicare i vivi e i morti.

I (1-11)

Ant. 2   Vieni, o Dio, a liberarci *
             nel tempo dell’angoscia.

Ti loderò, Signore, con tutto il cuore *
     e annunzierò tutte le tue meraviglie.
Gioisco in te ed esulto, *
    canto inni al tuo nome, o Altissimo.

Mentre i miei nemici retrocedono, *
     davanti a te inciampano e periscono,
perché hai sostenuto il mio diritto e la mia causa; *
     siedi in trono giudice giusto.

Hai minacciato le nazioni, †
     hai sterminato l’empio, *
     il loro nome hai cancellato in eterno, per sempre.

Per sempre sono abbattute le fortezze del nemico, *
     è scomparso il ricordo delle città che hai distrutto.

Ma il Signore sta assiso in eterno; *
     erige per il giudizio il suo trono:
giudicherà il mondo con giustizia, *
     con rettitudine deciderà le cause dei popoli.

Il Signore sarà un riparo per l’oppresso, *
     in tempo di angoscia un rifugio sicuro.
Confidino in te quanti conoscono il tuo nome, *
     perché non abbandoni chi ti cerca, Signore.

Gloria.

Ant. 2   Vieni, o Dio, a liberarci *
             nel tempo dell’angoscia.

II (12-21)

Ant. 3   Sorgi, Signore, non prevalga l’uomo; *
             davanti a te siano giudicate le genti.

Cantate inni al Signore, che abita in Sion, *
    narrate tra i popoli le sue opere.
Vindice del sangue, egli ricorda, *
    non dimentica il grido degli afflitti.

Abbi pietà di me, Signore, †
     vedi la mia miseria, opera dei miei nemici, *
     tu che mi strappi dalle soglie della morte,

perché possa annunziare le tue lodi, †
     esultare per la tua salvezza *
     alle porte della città di Sion.

Sprofondano i popoli nella fossa che hanno scavata, *
     nella rete che hanno teso si impigli il loro piede.

Il Signore si è manifestato, ha fatto giustizia; *
     l’empio è caduto nella rete, opera delle sue mani.

Tornino gli empi negli inferi, *
     tutti i popoli che dimenticano Dio.
Perché il povero non sarà dimenticato, *
     la speranza degli afflitti non resterà delusa.

Sorgi, Signore, non prevalga l’uomo: *
     davanti a te siano giudicate le genti.
Riempile di spavento, Signore, *
     sappiano le genti che sono mortali.

Gloria.

Ant. 3   Sorgi, Signore, non prevalga l’uomo; *
             davanti a te siano giudicate le genti.

Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.

V   Tu sei benedetto, Signore.
R   Amen.


L    Benedicimi, Padre.
V   Per Cristo, che è via e verità,
      la divina Maestà  ci benedica.
R   Amen.

PRIMA LETTURA

Dt 4, 10-20. 32-39; 6, 4-9

Dal libro del Deuteronomio

La rivelazione dell’Oreb e il primo comandamento

«Ricordati del giorno in cui sei comparso davanti al Signore tuo Dio sull’Oreb, quando il Signore mi disse: “Radunami il popolo e io farò loro udire le mie parole, perché imparino a temermi finché vivranno sulla terra, e le insegnino ai loro figli”. Voi vi avvicinaste e vi fermaste ai piedi del monte; il monte ardeva nelle fiamme che si innalzavano in mezzo al cielo; vi erano tenebre, nuvole e oscurità. Il Signore vi parlò dal fuoco; voi udivate il suono delle parole ma non vedevate alcuna figura; vi era soltanto una voce. Egli vi annunciò la sua alleanza, che vi comandò di osservare, cioè i dieci comandamenti, e li scrisse su due tavole di pietra. A me in quel tempo il Signore ordinò di insegnarvi leggi e norme, perché voi le metteste in pratica nel paese in cui state per entrare per prenderne possesso.
Poiché dunque non vedeste alcuna figura, quando il Signore vi parlò sull’Oreb dal fuoco, state bene in guardia per la vostra vita, perché non vi corrompiate e non vi facciate l’immagine scolpita di qualche idolo, la figura di qualunque animale, la figura di un uccello che vola nei cieli, la figura di una bestia che striscia sul suolo, la figura di un pesce che vive nelle acque sotto la terra; perché, alzando gli occhi al cielo e vedendo il sole, la luna, le stelle, tutto l’esercito del cielo, tu non sia trascinato a prostrarti davanti a quelle cose e a servirle; cose che il Signore tuo Dio ha abbandonato in sorte a tutti i popoli che sono sotto tutti i cieli. Voi invece, il Signore vi ha presi, vi ha fatti uscire dal crogiuolo di ferro, dall’Egitto, perché foste un popolo che gli appartenesse, come oggi difatti siete.
Interroga pure i tempi antichi, che furono prima di te: dal giorno in cui Dio creò l’uomo sulla terra e da un’estremità dei cieli all’altra, vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai cosa simile a questa? Che cioè un popolo abbia udito la voce di Dio parlare dal fuoco, come l’hai udita tu, e che rimanesse vivo? O ha mai tentato un dio di andare a scegliersi una nazione in mezzo a un’altra con prove, segni, prodigi e battaglie, con mano potente e braccio teso e grandi terrori, come fece per voi il Signore vostro Dio in Egitto, sotto i vostri occhi? Tu sei diventato spettatore di queste cose, perché tu sappia che il Signore è Dio e che non ve n’è altri fuori di lui. Dal cielo ti ha fatto udire la sua voce per educarti; sulla terra ti ha mostrato il suo grande fuoco e tu hai udito le sue parole di mezzo al fuoco. Perché ha amato i tuoi padri, ha scelto la loro posterità e ti ha fatto uscire dall’Egitto con la sua stessa presenza e con grande potenza, per scacciare dinanzi a te nazioni più grandi e più potenti di te, per farti entrare nel loro paese e dartene il possesso, come appunto è oggi. Sappi dunque e conserva bene nel tuo cuore che il Signore è lassù nei cieli e quaggiù sulla terra; e non ve n’è altro.
Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte».

RESPONSORIO

Cfr. Zc 1, 3; Es 18, 30; 6, 4-9

 «Convertitevi a me – dice il Signore –
      e io mi rivolgerò a voi.
      Pentitevi e vivete alla mia presenza.
           Io sono il vostro aiuto.

V   Popolo mio, porgi l’orecchio al mio insegnamento,
      ascolta le parole della mia bocca.
           Io sono il vostro aiuto».


L    Benedicimi, Padre.
V   La grazia dello Spirito santo
      illumini i nostri sensi e il nostro cuore.
R   Amen.

SECONDA LETTURA

Dai «Discorsi» di san Massimo di Torino, vescovo

(Sermo XXXV, 1. 3: CCL XXIII, 136-139)

Il tempo quaresimale
è prescrizione salutare del Medico celeste

Conforme ai profeti, il santo apostolo attesta: «Nel tempo propizio ti ho esaudito, e nel giorno della salvezza ti ho soccorso»; e lui stesso prosegue: «Ecco, ora è il tempo propizio; ecco, ora è il giorno della salvezza» (2 Cor 6, 2). Anch’io, dunque, vi dichiaro che questi sono i giorni della redenzione, questo il tempo quasi di una celeste medicina, nel quale potremo cancellare tutte le macchie dei nostri vizi, e risanare tutte le ferite dei nostri peccati, se pregheremo con fede il medico delle nostre anime, e osserveremo scrupolosamente, come pazienti docili, i suoi precetti. Il medico è il Signore Gesù Cristo, che disse: «Io ucciderò e ridarò la vita» (Dt 32, 39). In certo senso infatti egli uccide prima di vivificare.
Dapprima uccide in noi, col battesimo, gli omicidi, gli adultèri, le empietà, i furti; quindi ci vivifica come uomini nuovi con l’immortalità della vita eterna. Mediante il lavacro moriamo ai peccati, e dallo Spirito siamo rigenerati alla vita, siccome dice il santo apostolo: «Siete morti nei vostri peccati, e la vostra vita è nascosta con Cristo. Siete stati sepolti con lui nella sua morte mediante il battesimo» (Col 3, 3). Infatti siamo come uccisi quando cessiamo di essere ciò che eravamo. Con una forma insolita di pietà operano in uno stesso uomo la morte e la vita: muore la concupiscenza dei peccati, e prende vita l’organismo delle virtù.
Il Signore fa morire, ma per comunicare la vita; uccide, ma per recare beneficio; colpisce, per emendare.
Ciò che prima eravamo è in noi ucciso, strappato ed estinto a tale punto, da credere che ciò che siamo in seguito è nato di nuovo: questa seconda nascita significa che la vita di prima è ormai finita.
Avendo un tale medico, che sana percotendo e dà vita mortificando, sottoponiamoci con pazienza per esserne curati, così che tagli, recida e asporti tutto quanto in noi è ignominioso, sordido per le iniquità, fetido per le ferite; e così, guarite le piaghe inferte dal diavolo, solo conservi ciò che è di Dio.
Questo il suo precetto primo: che in questi quaranta giorni ci applichiamo ai digiuni, alle preghiere e alle veglie. Con i digiuni la lascivia del corpo viene repressa, l’anima devota si impingua di preghiere e con le veglie le insidie diaboliche sono discacciate. Trascorso questo tempo praticando simili comandi, purificata e affaticata da tanta disciplina, l’anima, che si accosta al battesimo, è allora ristorata dalla inondazione dello Spirito santo; tutto ciò che l’arsura delle svariate malattie aveva disseccato, eccolo bagnato dalla rugiada della celeste grazia, così che, deponendo la corruzione dell’uomo vecchio, riacquisti i caratteri di una nuova giovinezza.

ORAZIONE

Padre e Signore degli uomini,
che nel tuo immenso amore
hai mandato a noi il medico dei nostri mali,
il Figlio tuo unigenito,
fa’ che viviamo questo tempo di grazia
così da guarire da ogni ferita di colpa.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.


Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:

Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

CONCLUSIONE

V   Benediciamo il Signore.
R   Rendiamo grazie a Dio.



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