SAN MATTEO, APOSTOLO ED EVANGELISTA
UFFICIO DELLE LETTURE

V   O Dio, vieni a salvarmi.
R   Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria.

Alleluia.

Quando l'Ufficio delle letture si dice nelle ore notturne o nelle prime ore del mattino:

INNO

La nostra lode accogli,
o Creatore eterno delle cose,
che, notte e giorno avvicendando,
rendi più vario e grato il tempo.

Alta regna la notte
e già s’ode il canto del gallo,
gioioso presagio di luce
all’ansia del viandante.

Si desta allora e ad oriente appare
la stella palpitante del mattino,
la torma squagliasi dei vagabondi,
abbandonando i vicoli del male.

Il gallo canta. La sua voce placa
il furioso fragore dell’onda;
e Pietro, roccia che fonda la Chiesa,
la colpa asterge con lacrime amare.

Orsù leviamoci animosi e pronti:
tutti risveglia il richiamo del gallo
e gli indolenti accusa che si attardano
sotto le coltri dormigliando ancora.

Il gallo canta. Torna la speranza:
l’infermo sente rifluir la vita,
il sicario nasconde il suo pugnale,
negli smarriti la fede rivive.

Gesù Signore, guardaci pietoso,
quando, tentati, incerti vacilliamo:
se tu ci guardi, le macchie dileguano
e il peccato si stempera nel pianto.

Tu, vera luce, nei cuori risplendi,
disperdi il torpore dell’anima:
a te sciolga il labbro devoto
la santa primizia dei canti.

Gloria a Dio Padre
e all’unico suo Figlio
con lo Spirito santo
nella distesa dei secoli.   Amen.

Quando l'Ufficio delle letture si dice nelle ore del giorno:

INNO

Vita dei santi, Cristo, unica via,
o sola speranza del mondo,
o sorgente di pace e di giustizia,
voci e cuori a te inneggiano.

Se qualche luce di virtù tu vedi,
ogni parola vera,
ogni infiammata volontà di bene,
è, Signore, tua grazia.

Dona quiete ai tempi incerti,
salda custodisci la fede,
rinvigorisci i deboli,
perdona i peccatori.

Gloria si canti al Padre
e all’unico suo Figlio,
dolce si levi la lode allo Spirito
negli infiniti secoli.   Amen.

CANTICO DEI TRE GIOVANI

Cfr. Dn 3, 52-56

Ogni creatura lodi il Signore

Il Creatore… è benedetto nei secoli (Rm 1, 25).

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu sul trono del tuo regno, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi †
     e siedi sui cherubini, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Benedetto sei tu nel firmamento del cielo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito santo, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

Come era nel principio, ora e sempre, *
     degno di lode e di gloria nei secoli.

SALMODIA

Cantico   Is 61, 6-9

Alleanza del Signore con i suoi ministri

Ci ha resi ministri adatti di una nuova alleanza (2 Cor 3, 6).

Ant. 1   «Voi siete i miei amici – dice il Signore -, *
             se farete ciò che io vi comando». (T.P. Alleluia)

Voi sarete chiamati sacerdoti del Signore, *
     ministri del nostro Dio sarete detti.
Vi godrete i beni delle nazioni, *
     trarrete vanto dalle loro ricchezze.

Perché il loro obbrobrio fu di doppia misura, *
     vergogna e insulto furono la loro porzione;
per questo possiederanno il doppio nel loro paese, *
     avranno una letizia perenne.

Io sono il Signore che amo il diritto *
     e odio la rapina e l’ingiustizia:
io darò loro fedelmente il salario, *
     concluderò con loro un’alleanza perenne.

Sarà famosa tra i popoli la loro stirpe, *
     i loro discendenti tra le nazioni.
Coloro che li vedranno ne avranno stima, *
     perché essi sono la stirpe
          che il Signore ha benedetto.

Gloria.

Ant. 1   «Voi siete i miei amici – dice il Signore -, *
             se farete ciò che io vi comando». (T.P. Alleluia)

Cantico   Is 40, 9-11

Il buon pastore

«Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, e offro la mia vita per le mie pecore» (Gv 10, 14-15).

Ant. 2   Voi siete la luce del mondo *
             e la lucerna per quelli di casa. (T.P. Alleluia)

Sali su un alto monte, *
     tu che rechi liete notizie in Sion;
alza la voce con forza, *
     tu che rechi liete notizie in Gerusalemme.

Alza la voce, non temere; †
     annunzia alle città di Giuda: *
     «Ecco il vostro Dio!

Ecco, il Signore Dio viene con potenza, *
     con il braccio egli detiene il dominio.
Ecco, egli ha con sé il premio *
     e i suoi trofei lo precedono.

Come un pastore egli fa pascolare il gregge *
     e con il suo braccio lo raduna;
porta gli agnellini sul petto *
     e conduce pian piano le pecore madri».

Gloria.

Ant. 2   Voi siete la luce del mondo *
             e la lucerna per quelli di casa. (T.P. Alleluia)

Cantico   Is 26, 1-4. 7-9. 12

Inno dopo la vittoria

Le mura della città poggiano su dodici fondamenti (Ap 21, 14).

Ant. 3   «Ecco, io vi ho dato il potere di camminare *
             sopra ogni potenza del nemico». (T.P. Alleluia)

Abbiamo una città forte; *
     egli ha eretto a nostra salvezza mura e baluardo.
Aprite le porte: *
     entri il popolo giusto che si mantiene fedele.

Il suo animo è saldo; †
     tu gli assicurerai la pace, *
     pace perché in te ha fiducia.

Confidate nel Signore sempre, *
     perché il Signore è una roccia eterna.

Il sentiero del giusto è diritto, *
     il cammino del giusto tu rendi piano.

Sì, nella via dei tuoi giudizi, Signore,
          in te noi speriamo; *
     al tuo nome e al tuo ricordo *
          si volge tutto il nostro desiderio.

Di notte anela a te l’anima mia, *
     al mattino ti cerca il mio spirito,
perché quando pronunzi i tuoi giudizi sulla terra, *
     giustizia imparano gli abitanti del mondo.

Signore, ci concederai la pace, *
     poiché tu dai successo
          a tutte le nostre imprese.

Gloria.

Ant. 3   «Ecco, io vi ho dato il potere di camminare *
             sopra ogni potenza del nemico». (T.P. Alleluia)

Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison.

V   Tu sei benedetto, Signore.
R   Amen.


L   Benedicimi, Padre.
V   Per l’intercessione dell’apostolo san Matteo
     il Signore ci conceda
     benedizione e salvezza.
R   Amen.

PRIMA LETTURA

1 Cor 4, 1-16

Dalla prima lettera ai Corinzi di san Paolo, apostolo

Tribolazioni dell’Apostolo, imitatore dei patimenti di Cristo

Ognuno ci consideri come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Ora, quanto si richiede negli amministratori è che ognuno risulti fedele. A me, però, poco importa di venir giudicato da voi o da un consesso umano; anzi, io neppure giudico me stesso, perché anche se non sono consapevole di colpa alcuna non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore!
Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, finché venga il Signore. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio.
Queste cose, fratelli, le ho applicate a modo di esempio a me e ad Apollo per vostro profitto perché impariate nelle nostre persone a stare a ciò che è scritto e non vi gonfiate d’orgoglio a favore di uno contro un altro.
Chi dunque ti ha dato questo privilegio? Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come non l’avessi ricevuto?
Già siete sazi, già siete diventati ricchi; senza di noi già siete diventati re. Magari foste diventati re! Così anche noi potremmo regnare con voi. Ritengo infatti che Dio abbia messo noi, gli apostoli, all’ultimo posto, come condannati a morte, poiché siamo diventati spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini. Noi stolti a causa di Cristo, voi sapienti in Cristo; noi deboli, voi forti; voi onorati, noi disprezzati.
Fino a questo momento soffriamo la fame, la sete, la nudità, veniamo schiaffeggiati, andiamo vagando di luogo in luogo, ci affatichiamo lavorando con le nostre mani. Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; calunniati, confortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti, fino ad oggi.
Non per farvi vergognare vi scrivo queste cose, ma per ammonirvi, come figli miei carissimi. Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù, mediante il vangelo. Vi esorto dunque, fatevi miei imitatori!

RESPONSORIO

Cfr. Sal 132, 1

R   Nella generosità del suo amore
      Dio ha scelto questi uomini santi
      e ha dato loro una gloria eterna.
           La Chiesa risplende
           del loro magistero.

V   Ecco quanto è buono e quanto è soave
      che i fratelli vivano insieme.
           La Chiesa risplende
           del loro magistero.


L   Benedicimi, Padre.
V   San Matteo
     che gioiosamente ricordiamo,
     interceda per noi presso il Signore.
R   Amen.

SECONDA LETTURA

Dalle «Omelie» di san Beda il Venerabile, sacerdote

(Om. 21; CCL 122, 149-151)

Gesù lo guardò con sentimento di pietà e lo scelse

Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al ban­co delle imposte, e gli disse: «Seguimi» (Mt 9, 9). Vide non tanto con lo sguardo degli occhi del corpo, quanto con quello della bontà interiore. Vide un pub­blicano e, siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: «Seguimi». Gli disse «Seguimi», cioè imitami.
Seguimi, disse, non tanto col movimento dei piedi quanto con la pratica della vita. Infatti «chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato» (1 Gv 2, 6).
«Ed egli si alzò, prosegue, e lo seguì» (Mt 9, 9). Non c'è da meravigliarsi che un pubblicano alla prima parola del Signore, che lo invitava, abbia abbandona­to i guadagni della terra che gli stavano a cuore e, lasciate le ricchezze, abbia accettato di seguire colui che vedeva non avere ricchezza alcuna. Infatti lo stesso Signore che lo chiamò esternamente con la parola, lo istruì all'interno con un'invisibile spinta a seguirlo. Infuse nella sua mente la luce della grazia spirituale con cui potesse comprendere come colui che sulla terra lo strappava alle cose temporali, era capace di dargli in cielo tesori incorruttibili.
«Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunse­ro molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli» (Mt 9, 10). Ecco dunque che la conversione di un solo pubblicano servì di stimolo a quella di molti pubblicani e peccatori, e la remissio­ne dei suoi peccati fu modello a quella di tutti costo­ro. Fu un autentico e magnifico segno premonitore di realtà future. Colui che sarebbe stato apostolo e maestro della fede, attirò a sé una folla di peccatori già fin dal primo momento della sua conversione. Egli cominciò, subito all'inizio, apprese le prime nozioni della fede, quella evangelizzazione che avrebbe portato avanti di pari passo col progredire della sua santità. Se desideriamo penetrare, più a fondo nel significato di ciò che è accaduto, capiremo che egli non si limitò a offrire al Signore un banchetto per il suo corpo nella propria abitazione materiale ma, con la fede e l'amore, gli preparò un convito molto più gradito nell'intimo del suo cuore. Lo afferma colui che dice: «Ecco sto alla porta e busso; se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3, 20).
Gli apriamo la porta per accoglierlo, quando, udita la sua voce, diamo volentieri il nostro assenso ai suoi segreti o palesi inviti e ci applichiamo con impegno nel compito da lui affidatoci. Entra quindi per cenare con noi e noi con lui, perché con la grazia del suo amore viene ad abitare nei cuori degli eletti, per ristorarli con la luce della sua presenza. Essi così sono in grado di avanzare sempre più nei desideri del cielo. A sua volta, riceve anche lui ristoro mediante il loro amore per le cose celesti, come se gli offrissero vivande gustosissime.

INNO

Noi ti lodiamo, Dio, *
     ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre, *
     tutta la terra ti adora.

A te cantano gli angeli *
     e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo *
     il Signore Dio dell’universo.

I cieli e la terra *
     sono pieni della tua Gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli *
     e la candida schiera dei martiri;

le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *
     la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico Figlio, *
     e lo Spirito santo Paraclito.

O Cristo, re della gloria, *
     eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre *
     per la salvezza dell’uomo.

Vincitore della morte, *
     hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. *
     Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.

Soccorri i tuoi figli, Signore, *
     che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria *
     nell’assemblea dei santi.

Salva il tuo popolo, Signore, *
     guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo, *
     lodiamo il tuo nome per sempre.

Dégnati oggi, Signore, *
     di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia: *
     in te abbiamo sperato.

Pietà di noi, Signore, *
     pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza, *
     non saremo confusi in eterno.

ORAZIONE

Dio onnipotente ed eterno,
che sull’insegnamento degli apostoli
fondasti la tua Chiesa,
oggi diffusa su tutta la terra,
fa’ che sino alla fine del tempo
sia fedele alla divina parola,
e abbia parte al tuo regno.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.


Quando l'Ufficio delle letture si recita nelle ore notturne o nelle prime del mattino, invece dell'orazione riportata si può sempre dire l'orazione seguente:

Allontana, o Dio, ogni tenebra
dal cuore dei tuoi servi
e dona alle nostre menti la tua luce.
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio,
che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo,
per tutti i secoli dei secoli.

CONCLUSIONE

V   Benediciamo il Signore.
R   Rendiamo grazie a Dio.



©