Tra tutte le creature animate, l’uomo si distingue per la sua posizione eretta (homo erectus) che gli conferisce dignità e signoria sul creato, e con la quale svolge gran parte delle sue attività. Sul piano spirituale e liturgico lo stare in piedi ha diversi significati. È innanzitutto l’atteggiamento della preghiera; mentre Salomone prega e benedice il popolo, gli Israeliti stanno in piedi: «Il re si voltò e benedisse tutta l’assemblea di Israele, mentre tutti i presenti stavano in piedi» (1 Re 14). Nel Vangelo vengono presentati il fariseo e il pubblicano che, nel tempio, pregano stando in piedi (cfr. Lc 18, 11); nelle pareti delle catacombe, luogo di culto dei primi cristiani, è rappresentata l’immagine dell’orante e la sua posizione è sempre in piedi.

Lo stare in piedi è inoltre segno di presenza vigile e attenta, poiché è l’atteggiamento di chi è in attesa. Il cristiano, infatti, deve attendere il compimento del regno di Dio, come ricorda Gesù: «Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa» (Lc 12, 35-36). L’apostolo Pietro invitava le comunità cristiane alla vigilanza: «Siate vigilanti, fissate ogni speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si rivelerà» (1 Pt 1, 13).

Lo stare in piedi è in particolare la posizione dei risorti, di chi è nella gloria, secondo l’immagine posta dall’Apocalisse: chi ha vinto il male è in piedi e canta il cantico di Mosè e il cantico dell’Agnello (cfr. Ap 15, 2-3); per questo motivo, nella Chiesa dei primi secoli, era proibito inginocchiarsi la domenica, giorno del Signore, e durante tutto il tempo di Pasqua. È significativa questa testimonianza di sant’Ireneo, vescovo di Lione, che risale al III secolo:

L’uso di non piegare le ginocchia nel giorno del Signore è un simbolo della risurrezione attraverso la quale, grazie a Cristo, noi siamo stati liberati dai peccati e dalla morte, che da lui è stata messa a morte.

Lo stare in piedi è anche un segno di rispetto verso chi parla; per questo, durante la celebrazione eucaristica, ascoltiamo il Vangelo, la lettura più importante della Liturgia della Parola, stando in piedi; è come se ascoltassimo l’invito che Dio ha rivolto a Ezechiele: «Figlio dell’uomo, alzati, ti voglio parlare» (Ez 2, 1).

Durante la celebrazione eucaristica ci sono altri momenti in cui dobbiamo stare in piedi:

Dall’inizio del canto di ingresso, o mentre il sacerdote si reca all’altare, fino alla conclusione dell’orazione di inizio (o colletta), durante il canto dell’Alleluia prima del Vangelo; durante la proclamazione del Vangelo; durante la professione di fede e la preghiera universale (o preghiera dei fedeli); e ancora dall’orazione sulle offerte fino al termine della messa (Ordinamento Generale del Messale Romano 43).

La Domenica delle Palme e il Venerdì santo, durante l’ascolto del Vangelo della passione, poiché è particolarmente lungo, si può rimanere seduti per una buona parte della lettura. Quando viene cantato l’inno Gloria a Dio, se l’esecuzione è particolarmente solenne e piuttosto lunga, ci si può sedere dopo l’intonazione (cfr. CEI, Precisazioni al Messale Romano, pag. XLIX).

 

 

continua…

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