Il significato dell’incenso è quello di offrire la nostra vita e la nostra preghiera, giorno dopo giorno, come sacrificio e profumo soave gradito a Dio: «Come incenso salga a te la mia preghiera, le mie mani alzate come sacrificio della sera» (Sal 141, 2). San Paolo ricorda che, quando si vive la carità, il soave odore della vita dei cristiani si espande: «Fatevi imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato sé stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore» (Ef 5, 1-2); «Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo» (2 Cor 2, 15). Nel libro dell’Apocalisse vi è un chiaro paragone tra la preghiera e l’incenso: «Poi venne un altro angelo e si fermò all’altare, reggendo un incensiere d’oro. Gli furono dati molti profumi perché li offrisse insieme con le preghiere di tutti i santi bruciandoli sull’altare d’oro, posto davanti al trono. E dalla mano dell’angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio, insieme con le preghiere dei santi» (Ap 8, 1-4).

L’incenso è formato da resine che, bruciate, diffondono un gradevole profumo. Il suo utilizzo per il culto è molto antico. Gli Egiziani lo usavano come sacrificio agli dèi e per onorare i morti. Nell’Antico Testamento veniva usato nel tempio per onorare l’arca dell’alleanza: «Farai un altare sul quale bruciare l’incenso» (Es 30, 1).

Nel Nuovo Testamento anche il sacerdote Zaccaria lo offre nel tempio: «Mentre Zaccaria officiava davanti al Signore nel turno della sua classe, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, gli toccò in sorte di entrare nel tempio per fare l’offerta dell’incenso. Tutta l’assemblea del popolo pregava fuori nell’ora dell’incenso» (Lc 1, 8-10). E ancora incenso, insieme a oro e mirra, viene portato a Gesù dai Magi, come segno di venerazione (cfr. Mt 2,1 1).

Nella nostra società, la vocazione cristiana è vissuta coerentemente e con gioia, è fragranza di valori autentici e duraturi, e invito ad alzare gli occhi al cielo.

Tutti i discepoli di Cristo, perseverando nella preghiera e lodando insieme Dio (cfr. At 2, 42-47), offrano sé stessi come vittima viva, santa, gradevole a Dio (cfr. Rm 12, 1), rendano dovunque testimonianza di Cristo e, a chi lo richieda, rendano ragione della speranza che è in essi di una vita eterna (cfr. 1 Pt 3, 15) (Lumen gentium 10).

Il profumo che sale dal braciere, quindi, ci ricorda che la nostra vita si deve elevare e rivolgere a Dio perché, come afferma san Paolo, la vita dei cristiani deve essere un «sacrificio vivente, santo e gradito a Dio» (Rm 12, 1).

L’incenso è anche simbolo della riverenza e del rispetto che si devono a Dio o verso chi lo rappresenta.

L’uso dell’incenso in qualsiasi forma di messa è facoltativo:

a) durante la processione dell’ingresso;
b) all’inizio della messa, per incensare la croce e l’altare;
c) alla processione e alla proclamazione del Vangelo;
d) quando sono stati posti sull’altare il pane e il calice, per incensare le offerte, la croce e l’altare, il sacerdote e il popolo;
e) alla presentazione dell’ostia e del calice dopo la consacrazione (Ordinamento generale del Messale Romano 276).

Durante la celebrazione eucaristica vengono incensati anche i simboli che rappresentano il Signore: l’altare, la croce, il libro del Vangelo, il presidente e la stessa assemblea.

L’incenso viene anche usato durante l’esposizione del Santissimo Sacramento per tributare onore all’eucaristia. Nella Liturgia delle ore, durante la preghiera delle Lodi e dei Vespri, al momento della proclamazione dei cantici evangelici del Benedictus e del Magnificat, si può incensare l’altare, il sacerdote e il popolo. Per ricordarci che, sull’esempio di Zaccaria e di Maria, siamo invitati a offrire la nostra vita a Dio. Al termine del rito delle esequie, infine, l’incensazione della salma vuol sottolineare che il corpo è stato creato da Dio ed è destinato alla risurrezione finale.

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