Senti, Padre mio, la creazione:
ti canta tutto il suo affetto
di creature volute da te.
Senti questo vento, sfiora il mio volto
e sembra una carezza,
una presenza di quello che sei.
Senti, Dio, senti…

Senti, Padre mio, voci nel buio…
non puoi non ascoltarle:
è tutto il dolore della mia terra.
Senti laggiù lontano canti di gioia:
l’amore è vivo ancora,
esplode ovunque felicità.
Senti, Dio, senti

Senti, Padre mio, scoppi di bombe:
si muore senza volerlo
per un pezzetto di terra altrui.
Senti, Padre mio, è nato un bambino:
una madre piange felice,
ringrazia la creazione.
Senti, Dio, senti…

Senti, Padre mio, gli uccelli del cielo:
ti cantano melodie
che hanno ascoltato dentro al tuo cuore.
Senti, Padre mio, i fiori del campo:
li vesti della tua luce
inondi tutta la terra.
Senti, Dio, senti…

Lo sai, Padre mio, è morto mio padre
operaio di questo mondo
senza coscienza fatto da noi.
Senti, Padre mio, il respiro dei vecchi:
ti cantano le ultime note
di una canzone che ha fine in te.
Senti, Dio, senti…

 

 

 

 

TEMI

Noi abbiamo un padre.
Anche Gesù aveva un padre: Dio, “il Padre suo”.
E nostro.
A volte, spesso, andava solo sul monte.
A parlare col Padre suo.
Mentre il vento sfiorava il suo volto e le voci della notte vibravano nel suo cuore.
A parlargli di noi, dei nostri dolori e delle nostre gioie.
A parlargli degli sposi, dei bambini e dei vecchi.
A parlargli degli uccelli del cielo e dei fiori del campo.
A parlargli… come possiamo parlargli noi.
“Senti, Padre mio…”

 

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