Io lancio la mia gioia
verso il cielo
come volo d’uccelli (3 volte)
L’ala della notte
se n’è andata via
e se n’è andata lontano (3 volte)
E io gioisco nella luce!

Ecco un nuovo giorno,
un giorno ancora
mio Signore
ecco un nuovo giorno
un giorno ancora, Mio Signore! (3 volte)

Il tuo sole
ha bevuto la rugiada
del mio campo
ha bevuto la rugiada
del mio cuore
il tuo sole… ecc (2 volte)

E di nuovo, tra noi,
ecco il canto che Tu
nelle cose, mio Dio,
hai composto per noi…

Ecco ascolta mio Dio
una dolce preghiera
mille voci con noi
ora cantano con Te!
E di nuovo tra noi
ecco il canto che tu
nelle cose mio Dio
hai composto per noi…
Ecco ascolta…

Dio, mi rallegra
tutto il creato
e Ti sento presente (3 volte)

Grazie per il corpo
che mi hai dato, Dio
ogni giorno più forte (3 volte)

E io gioisco per la vita!
Tu fa battere
in tua lode
il tam-tam del cuore!
Tu fa battere… (3 volte)

Il tuo sole

(ecc., tutto come sopra)

 

 

 

 

TEMI

Il sonno è fratello della morte: questa attività (che assorbe almeno un terzo della nostra vita), è come un incontro con il nulla, e prova che la vita continua anche senza di noi. Ma il mattino è posto sotto il segno della vita, ed il risveglio è come segnato dalla gioia della risurrezione delle cose.
“L’inizio della giornata non deve essere gravato e incalzato dalle molteplici attività del lavoro, il nuovo giorno è posto sotto lo sguardo del Signore che l’ha fatto” (D. Bonhoeffer).
Il creato, come in una liturgia corale, prima ancora che il sole sia sorto a dare un volto e un colore a ogni creatura, non tace (Sal 150, 6). Freschezza e incanto, luminosità e fervore dell’universo, che lasciano scorgere la potenza di Dio, il quale fa sorgere dal nulla (Sap 11, 25) e la bontà di Colui che sempre ci precede (Sap 13, 1-5).
Se l’uomo tacesse, griderebbero le pietre (Lc 19 ,40).
Neppure l’uomo può essere indifferente a Colui il cui sguardo riveste il mondo di bellezza e di allegria (Giov. della Croce). Non si può negare che nel nostro mondo della tecnica, la ricerca delle tracce di Dio nella creazione diventi sempre più impervia: lo specchio che rifletteva l’immagine di Dio si è frantumato, per le devastazioni e i saccheggi operati dall’uomo. Egli tuttavia intende ancora l’invito sommesso, la preghiera di ogni cosa, sente espandersi in sé la meraviglia per la bellezza del mondo e presta una voce e un cuore al creato, presentendo nel silenzio, nella finitezza delle cose, l’istinto dell’Infinito.
Più ancora avverte in sé, coronato di gloria e di onore (Sal 8, 6) l’azione dello Spirito di cui è fragile e caduca dimora, eppure chiamato a glorificarlo nel proprio corpo (1 Cor 6, 19-20).
Dio, nonostante tutto, si ricorda sempre di Lui (Sal 105, 8) e gli affida il compito, gioia e peso, di rendere la terra più umana e abitabile.
“Allora l’uomo esce al suo lavoro
per la sua fatica sino a sera” (Sal 104, 23).
Come Gesù, e i grandi credenti della storia, ci si alza alla ricerca di una volontà non propria da fare, senza irrequietezza e ansietà (Mc 1, 35).
“Quelli che ti amano, siano come il sole, quando si leva in tutta la sua forza” (Giud 5, 31).

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Post comment