1. L’ora è quella d’ogni volta, ma stasera
c’è qualcosa che non va.
Il cancello è quasi chiuso, ma lo sguardo
va cercando chi non c’è.
Cosa vuoi che importi
se qualcuno è andato via
non ci siamo forse tutti noi?

Corri e vai, corri e vai
tutto quello che è rimasto,
tutto quello ch’è sicuro,
non importa più… (2 volte)

2. Tante volte si è più soli tra la gente
che non si interessa a te.
Tante volte si ha bisogno di provare
strade che nessuno sa.
Ogni volta è giorno,
ogni volta vien la sera,
poi di strada non se ne fa più.

Corri e vai,…

3. «La speranza è l’ultima a morire»:
tutti dicono così,
ma se non ti cerca più nessuno
anche la speranza se ne va.
Lui ti cerca sempre,
Lui non ti dimentica,
Lui ti troverà dovunque sei.

Corri e vai,…

Se anche tu non sei con noi,
se anche tu non sei con noi.

 

 

 

 

TEMI

A proposito di una pecora perduta. (Lc 15, 4-7).
La cultura giovanile ha i suoi dogmi indiscussi. Ad esempio: «Il gruppo è tutto». Il gruppo è la mia sicurezza, la mia strada per scoprire il mondo, mi fa sentire protagonista, mi rende autonomo dalla famiglia, soddisfa la mia esigenza di comunicare, ecc.
Se sono un credente diviene il luogo in cui apprendo la vita come compito, dispiego le mie energie in un’opera comune con i compagni, “imparo” la Chiesa, di cui il gruppo è segno.
Ma il gruppo spesso è soffocante in quanto pretende di esaurire tutto l’universo, condiziona con i suoi vistosi fenomeni di conformismo, plagia con modelli, quando non riduce questa fondamentale esperienza a semplice aggregazione di amici. Così la crisi del gruppo taglia le gambe, compromette la crescita di chi ne fa parte.
Allora anche il gruppo deve essere salvato da questa presenza di Cristo, riconosciuto come il Pastore che dilata i nostri orizzonti, ci fa “servi chiamati a proporre le nozze del Regno” (Mt 22, 3ss) e a reclutare come discepoli tutte le nazioni (Mt 28, 19).
Egli è il Pastore di tutti (Gv 10, 16) con preferenza per i lontani (Ez 34, 16) e noi, gruppo cristiano, siamo segno dell’universalismo dell’amore del Padre (Lc 19, 10) che da sempre ci cerca (1 Gv 4, 19), sino a perdersi, perché nessuno di quelli che egli ama vada perduto (1 Pt 2, 24).

 

STRUTTURA

Il genere è quello della canzone. La struttura del testo è un po’ complessa e richiede qualche parola di presentazione. Ognuna delle tre strofe presenta una divisione (anche melodica) in due sezioni. La prima, che sarà opportunamente affidata a un solista, enuncia per così dire una “situazione”: l’assenza di chi è pur sempre stato accolto con amore (L’ora è quella…); la prospettiva di un allontanamento provocato da ragioni che potrebbero coinvolgerci (Tante volte si è più soli…); la delusione che insorge di fronte alla facilità con la quale – al di là di tranquillizzanti luoghi comuni – si rimane soli e abbandonati a se stessi (La speranza è l’ultima a morire…).
La seconda sezione (che può essere opportunamente eseguita da un coretto) fa come da “contrasto” alla situazione indicata, sia pure in modi diversi.
E rispettivamente: nella prima strofa esprime la disinvolta presunzione di quelli che sono rimasti; nella seconda la pacata considerazione del fatto che certe “esperienze” non mantengono nella realtà quello che nella fantasia sembravano promettere; nella terza si manifesta una certezza che nessuno dei luoghi comuni in cui si esprime la cosiddetta “saggezza dei popoli” può dare. Il ritornello (che andrà eseguito da tutti con entusiasmo) esprime la voce “interiore” che spinge l’uomo “evangelico” a farsi carico del proprio fratello: fosse anche uno solo. La “coda” finale (…se anche tu non sei con noi) esprime il fatto che ormai anche il gruppo si sente solidale con questa voce “evangelica”.
La descrizione della struttura del testo fornisce, in questo caso, tutti gli elementi essenziali ad una corretta esecuzione del canto.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Post comment