Sono le iniziali dell’iscrizione latina posta sulla croce di Gesù: Jesus Nazarenus Rex Iudaeorum (Gesù il Nazareno, re dei Giudei). L’iscrizione fu voluta da Pilato e venne scritta anche in ebraico e greco (cfr. Gv 19, 19). La croce è, in un certo modo, il «trono» di Gesù, poiché è sopra di questa che Gesù esercita la sua funzione regale di salvare l’umanità. Il regno di Gesù non è terreno, ma spirituale; non ha lo scopo di proteggere i beni terreni, ma di salvare le anime: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù» (Gv 18, 36).

Nei Salmi, a proposito del regno di Dio, troviamo le seguenti affermazioni: «Il suo regno durerà quanto il sole, quanto la luna per tutti i secoli» (Sal 72, 5); «Il Signore ha stabilito nel cielo il suo trono e il suo regno abbraccia l’universo» (Sal 103, 19).

La condizione spirituale per entrare nel Regno è la povertà di spirito, cioè l’umiltà e la mansuetudine (cfr. Mt 5, 3), perché il Regno non si afferma in modo eclatante, ma in modo silenzioso e umile, come spiega Gesù: «Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è il più grande degli altri legumi e diventa un albero» (Mt 13, 31-32); «In verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio» (Gv 3, 5).

San Paolo ricorda che «il regno di Dio non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo: chi serve il Cristo in queste cose, è bene accetto a Dio e stimato dagli uomini» (Rm 14, 17-18). La Chiesa, attraverso la predicazione e le opere, si impegna perché tutti gli uomini possano accogliere il regno di Dio.

Questo è il fine della Chiesa: con la diffusione del regno di Cristo su tutta la terra a gloria di Dio Padre, rendere partecipi tutti gli uomini della salvezza operata dalla redenzione, e per mezzo di essi ordinare effettivamente il mondo intero a Cristo. Tutta l’attività del corpo mistico ordinata a questo fine di chiama «apostolato»; la Chiesa lo esercita mediante tutti i suoi membri, naturalmente in modi diversi; la vocazione cristiana infatti è per sua natura anche vocazione all’apostolato (Apostolicam actuositatem 2).

(continua)

 

di: Remo Lupi

le parti già pubblicate le trovate sul Sito nella sezione “Approfondimenti)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Post comment