Gesù è l’Agnello di Dio che offre la sua vita per la salvezza dell’umanità e “ogni volta che il sacrificio della croce, col quale Cristo, nostro Agnello pasquale, è stato immolato (cfr. 1 Cor 5, 7), viene celebrato sull’altare, si rinnova l’opera della nostra redenzione” (Lumen gentium 3).

Nella Pasqua ebraica, che ricorda il passaggio del popolo d’Israele dalla schiavitù dell’Egitto alla Terra Promessa, viene immolato l’agnello secondo delle indicazioni precise: «Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per consumare un agnello, si assocerà al suo vicino» (Es 12, 1-4).

Gesù accettando la sua immolazione sulla croce, adempie la missione in obbedienza alla volontà di Dio e porta a compimento il rito ebraico, poiché egli è il vero agnello pasquale che libera gli uomini dalla schiavitù del peccato e della morte.

Già il profeta Isaia aveva parlato di Cristo con questo appellativo, riferendosi alla sua passione: «Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori» (Is 53, 7).

Nella pienezza dei tempi, Giovanni Battista indicò ai suoi discepoli il Maestro, dicendo: «Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!» (Gv 1, 29).

Durante la celebrazione eucaristica, in cui rinnoviamo il sacrificio di Gesù, prima della comunione diciamo questa invocazione: «Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi».

Gesù, quindi, è morto per ridarci la vita, per il suo sangue noi riviviamo (cfr. 1 Pt 1, 18-19).

Il sacrificio di Gesù deve far nascere in noi sentimenti di gratitudine, perché il Figlio di Dio, immolandosi, ci ha redenti, e pertanto «l’Agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione» (Ap 5, 12).

La figura mite dell’agnello che va al macello ci ricorda che il cristiano è chiamato a sopportare con mitezza le situazioni di prova, di martirio, accettando la volontà di Dio, come ha fatto Gesù: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc 22, 42).

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