Come sappiamo, non si tratta solo di portare il Vangelo in Paesi lontani, ma di annunciare Cristo a tutti, partendo da chi è più vicino, e non tanto con le parole, ma con la testimonianza di vita.

Che cosa significa, allora, celebrare la Giornata missionaria mondiale? Fare nostro l’invito che ci viene dal tema di quest’anno: “Insieme ai giovani, portiamo il Vangelo a tutti”. Nel suo messaggio, Francesco si rivolge direttamente ai giovani, poiché è dedicato a loro il Sinodo dei vescovi che si sta svolgendo in questi giorni. Ma le sue parole riguardano ciascuno di noi. A partire da questa espressione: «Ogni uomo e donna è una missione, e questa è la ragione per cui si trova a vivere sulla terra». Non siamo venuti in questo mondo per caso, ma con un compito. E dunque una responsabilità. Noi siamo importanti agli occhi di Dio, ma anche per l’umanità intera, che ha bisogno del nostro contributo di bene. E anche se può sembrare una goccia nell’oceano, come diceva santa Teresa di Calcutta, «l’oceano senza quella goccia sarebbe più piccolo».

Ma oltre a questa missione essenziale che è la nostra vita, il Papa ci ricorda il nostro compito, come cristiani, di annunciare Gesù Cristo. Non si tratta di una verità astratta, o di un insieme di regole e di nozioni, ma di un incontro con colui che dà senso e pienezza alla nostra vita. Scrive Francesco: «Cari giovani, non abbiate paura di Cristo e della sua Chiesa! In essi si trova il tesoro che riempie di gioia la vita”· La trasmissione della fede a cui siamo chiamati avviene, spiega il Papa, «per il “contagio” dell’amore, dove la gioia e l’entusiasmo esprimono un ritrovato senso e la pienezza della vita». Preghiamo, allora, per tutti i missionari, per chi si spende per Cristo e per i fratelli in tutto il mondo. E preghiamo anche per ciascuno di noi, affinché siamo sempre annunciatori del Vangelo con la nostra vita.

 

don Antonio Rizzolo

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