1. Voglio esaltare il nome del Dio nostro:
è lui la mia libertà.
Ecco il mattino, gioia di salvezza:
un canto sta nascendo in noi.

Vieni, o Signore, luce del cammino,
fuoco che nel cuore accende il “sì”!
Lieto il tuo passaggio ritmi la speranza,
padre della verità.

2. Voglio esaltare il nome del Dio nostro:
grande nella fedeltà.
Egli mi ha posto sull’alto suo monte,
roccia che non crolla mai.

Vieni, o Signore…

3. Voglio annunciare il dono crocifisso
di Cristo, il Dio con noi.
Perché della morte lui si prende gioco,
Figlio che ci attira a sé!

Vieni, o Signore…

 

 

 

 

TEMI

La fede dei secoli, del popolo dell’antica Alleanza, sa di essere incapace di esprimere il nome di Dio: Egli è colui di cui non può essere detto il nome, ma col quale si è chiamati a compiere un cammino, a confrontarsi con una persona che è la sua, a decidersi per una alleanza che sta dentro la storia.
Ma il nome non è mai misterioso, non è mai da custodire gelosamente entro una cerchia di iniziati: e quando di quel nome tutto è compiuto, diviene festa, gioia per la libertà riconquistata, dono ad ogni creatura. Nel ritmo serrato ed affascinante di questo canto si incontrano i motivi della lode per il Dio che porta salvezza e della decisione per lui, nata nel mattino del “giorno ottavo”.
È questa la decisione che narra ogni comunità radunata nel suo nome. La struttura semplice, ma non banale, ed i frequenti richiami ai contenuti dell’annuncio cristiano – in particolare al Vangelo di Giovanni – garantiscono molteplici utilizzi di questo canto: nelle celebrazioni eucaristiche (come canto d’ingresso), nelle veglie (vi è accennato il tema del fuoco e della luce), nei momenti di preghiera dove si vuol sottolineare il tema vocazionale.
Liturgicamente è canto da Tempo di Pasqua.

 

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